FLAVIO BUCCI. LA SCOMPARSA DI UN ATTORE CHE ERA GIÀ SCOMPARSO

DI LUCA MARTINI

Mentre si annuncia sugli schermi il nuovo Ligabue, Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, con Elio Germano nei panni del pittore pazzo, il Ligabue in carica, il Ligabue che rimarrà per sempre, Flavio Bucci, se ne va a 72 anni. Stava per ricomparire, un po’ per caso, come ospite graditissimo ne Il grande passocon Fresi e Battiston, in uscita nei cinema il 2 aprile.

Per la mia generazione, Flavio Bucci è stato Ligabue, certo, ma anche il pianista cieco di Suspiria, anche se lì aveva nascosti gli occhi, indimenticabili, e poi lo stralunato protagonista di Maledetti, vi amerò, esordio fulminante di Marco Tullio Giordana nel 1980: Bucci era Svitol, un fuori corso dalla vita che si ritrovava in un’Italia e in una sinistra (armata) che non riconosceva più. Col suo cappello peruviano (anzi venezuelano), divenne l’emblema del cosiddetto Riflusso. Ma le sue interpretazioni al cinema e in tv, e in teatro, dove eccelleva, riempiono fino agli anni Zero schermate e schermate di Wikipedia.

Bucci era infatti un grande attore che passa adesso per un grande caratterista, forse anche perché aveva fatto una grande, grandissima scomparsa.

Raccontava l’anno scorso ai giornalisti che, in occasione di un docu su di lui, presentato alla festa del cinema di Roma, lo avevano stanato nella casa famiglia dove si era ritirato: “In teatro guadagnavo anche due milioni al giorno. Per fortuna ho speso tutto in donne, vodka e cocaina. Scarpe e cravatte che non mettevo mai. Mi sparavo cinque grammi di coca al giorno, solo di polvere avrò bruciato 7 miliardi. L’alcol mi ha distrutto? Mah, ha mai provato a ubriacarsi? Lasci perdere discorsi di morale, che non ho. E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcuno?”. Insomma dove mai si trova uno che la tira, ma non se la tira? Grande, pazzo, saggio, inimitabile Flavio Bucci.

La foto che sembra simbolica è tratta da La proprieta non è più un furto di Elio Petri.