GUARDATEMI VI PREGO

DI ALESSANDRO GILIOLI

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Non tutti hanno la fortuna di avere amici renziani, quindi a molti di voi è forse sfuggita questa cosa che circola sulle loro bacheche, originata da una delle diverse pagine “unofficial” di propaganda digital a Matteuccio nostro.

Oh non c’è niente di male, sia chiaro: tutti i politici o quasi annunciano le loro comparsate mediatiche, alcuni magari in modo meno reboante di così, ma insomma di spot a trasmissioni e talkshow vari ne vediamo tanti.

Quello che però un pochino colpisce nel caso in questione l’ha detto bene questa mattina a Radio Popolare la collega Maria Teresa Meli, che certo di Renzi non è antipatizzante: lui ama follemente avere i riflettori puntati addosso, e ha talento perché ciò accada, e allo stesso modo gli garba parecchio creare l’attesa, avere un pubblico scalpitante che aspetta vorace il suo ingresso sul palco (ho riassunto Meli con parole mie, ma il concetto era esattamente questo).

La bulimia mediatico-spettacolare di Renzi l’avevo notata fin dalla prima Leopolda: Civati parlava di politica, lui faceva l’intrattenitore, gigioneggiava, sparava battute, chiamava l’applauso e la risata, insomma si vedeva che godeva da pazzi a stare lì, sul palco appunto.

Poi ho rivisto lo stesso onanistico piacere quando faceva le conferenze stampa da Palazzo Chigi, con tutte quelle belle slide, e lui che scherzava con i giornalisti, saltellava qua e là, si divertiva un mondo, sarebbe rimasto lì in eterno. Per non dire dei “Matteo risponde” su Internetì: erano una ininterrotta e orgasmica carezza del suo io.

L’io, appunto: stare su un palco, avere i riflettori addosso, è una gigantesca iniezione di endorfine, è una ciclopica masturbazione mentale.

A volte mi chiedo quanto in tutta questa vicenda politica attuale – ma diciamolo pure, in tutta la parabola dell’ex sindaco di Firenze ed ex premier – non ci sia una questione di rapporto un filo complesso con il suo io, di desiderio ingordo di farsi vedere, di divorarsi titoloni di giornali e tg, di farsi guardare da mille telecamere, insomma di essere sempre al centro dell’attenzione. Un po’ come mia figlia, che però ha 9 anni e presto imparerà che il pianeta non gira intorno a lei, come di solito accade diventando adulti.

Non so, magari sbaglio, e gli amici renziani di cui sopra non si offendano, forse il loro leader è solo un politico che sa usare bene i media.

Però mi ricordo una volta, quando era premier, che nel mezzo della notte Renzi mise su Twitter un selfie in cui giganteggiava a close-up il suo stesso volto, e pure un po’ sbilenco, le luci sbagliate, insomma si vedeva soltanto la sua faccia e, dietro, il soffitto alto di una stanza di Palazzo Chigi. Il testo era secco: io. Così: io. Io e basta.

Poi lo cancellò, il mattino dopo, e fece sapere che non era stato lui a postare.