AL PACINO DÀ LA CACCIA AI CRIMINALI NAZISTI NELL’ AMERICA 1977

DI MICHELE ANSELMI

AL PACINO DÀ LA CACCIA AI CRIMINALI NAZISTI NELL’ AMERICA 1977 “HUNTERS” SU AMAZON PRIME CON UN OCCHIO A TARANTINO

Michele Anselmi per Cinemonitor
La caccia ai nazisti, specie se criminali di guerra rifattisi una vita sotto falso nome per infiltrarsi nei gangli vitali dei Paesi ospiti, mi piace da sempre: nella finzione e nella realtà. Quindi consiglio caldamente di vedere “Hunters”, la serie in dieci puntate che Amazon Prime Video manda in onda da venerdì 21 febbraio. L’ha pensata David Weil, che coproduce insieme a Jordan Peele, già premio Oscar per “Scappa – Get Out”. Ho visto solo due episodi, quindi non posso dire di essermi fatto un’idea precisa dello stile e degli eventi; tuttavia, a parte qualche “tarantinata” di troppo in stile “Bastardi senza gloria”, pure incongrua o magari solo furbetta, dai sapori “pulp”, in linea con certi gusti correnti, debbo riconoscere che viene voglia di sapere come “Hunters” si sviluppa e andrà a finire.
I “cacciatori” in questione sono ingaggiati da un vecchio e facoltoso ebreo di New York che risponde al nome di Meyer Offerman. Siamo nel 1977, e nessuno immagina che centinaia di ufficiali nazisti di alto rango, scampati alla Seconda guerra mondiale, si nascondano serenamente negli Stati Unit, anche in ruoli di potere,i cospirando per creare un Quarto Reich agli ordini di una diabolica, elegantissima, donna, detta “Il Colonnello”.
C’è un piano genocida alle porte, così Offerman e i suoi (non sono tutti ebrei nel micidiale team, c’è anche una tosta afroamericana con capelli alla Angela Davis) debbono stringere i tempi e cominciare a colpire duro prima che sia troppo tardi. Un aiuto prezioso verrà dal giovane e geniale Jonah Heidelbaum, che ha appena visto morire in casa l’amata nonna, scampata alle camere a gas, per mano di un uomo mascherato, e adesso vuole unirsi al gruppo per vendicarla. Ma avrà il fegato per sopportare i metodi necessari a punire i cattivi “occhio per occhio dente per dente”? E soprattutto: quei metodi, certo utilizzati a fin di bene, sono commendevoli o rispecchiano una nuova barbarie?
“Io lavoro da solo, anche se presumo di rappresentare 6 milioni di clienti” teorizza Offerman, riferendosi alla Shoah, e certo sul teleschermo Al Pacino, doppiato bene da Giancarlo Giannini, si diverte a incarnare questo potente, spietato e scaltro ebreo che cita volentieri il “Talmud” per contraddirlo all’occorrenza. Infatti sarà poi così vero che “vivere bene è la migliore vendetta”?
L’incipit feroce, da non rivelare, introduce subito un elemento estetico, dai cromatismi accesi, in bilico tra realismo estremo e smottamento surreale; e tutta la serie, pare di capire, si muove su quella dimensione, a tratti divagante e gasata, mentre la minaccia via via si precisa, come in una torva partita a scacchi (vedere per credere la sigla).