È MORTO GIANCARLO ARESTA, UN PERSONAGGIO COME POCHI

DI PEPPINO CALDAROLA

Aldo Muciaccia e poi mia figlia Paola mi hanno detto che è morto Giancarlo Aresta. Dopo Giacomo Princigalli, il compagno che veniva con me da più lontano. Giancarlo era un personaggio come pochi. Timido ed estroverso, silenziosissimo e facondo, spiritoso senza spesso riuscirvi, preparatissimo e di un
a serietà da leggenda. Nasceva giovane assistente di ispanistica. Una sera sui gradini di scala di casa mia mi lesse quasi l’intero libro di poesie di César Vallejo. Era una vera promessa, ma si innamorò della politica e dell’editoria. Fu al vertice del Pci e della De Donato. Creò con Alba, amica carissima, una stupenda famiglia. Con Marinella siamo diventati persino colleghi. Con Giancarlo spesso non ho condiviso le scelte politiche, ma ricordo quando, ragzzi, in una notte scrivemmo insieme un articolo sull’occupazione del Calzaturificio del Sole, piccola fabbrica in cui noi studenti cercammo di dare una mano agli operai. “La Sinistra”, allora diretta da Lucio Colletti, ci dette due pagine. Gli anni ci hanno allontanati fisicamente. Con Alba, bravissima, siamo stati parlamentari dello stesso gruppo. Sapevo che Giancarlo era malato, sapevo che dopo una vita per gli altri aveva guadagnato una ridicola pensione per sé. Giancarlo è simbolo di una generazione generosa, di grandi passioni, di grande cultura. Ti dò ora quell’abbraccio che non ti ho mai dato.