BUONGIORNO UN CORNO!, GIOVEDI’ 19, I RIDER SENZA TUTELE …

DI GIANLUCA CICINELLI

Mi piacerebbe poter rassicurare chiunque, persino il mio vicino di casa o la cassiera del supermercato, che andrà tutto bene. E, nonostante il pessimismo generale, che aumenta di giorno in giorno col protrarsi dell’isolamento, sono convinto che in qualche modo le cose torneranno a riprendere il normale corso che avevano prima della quarantena. Ma non accadrà per grazia divina, statene certi, per far funzionare le cose occorre che facciamo in modo che funzionino ognuno per quel che può fare. Mentre noi attendiamo in casa, cercando di rispettare le disposizioni di restrizione, la politica ha invece una parte fondamentale nel dare un indirizzo alle umane attività, sia quelle bloccate che quelle che proseguono. Se sfogliamo le pagine virtuali dei social troviamo soltanto le lamentele di chi è recluso in casa, ma poco o niente sappiamo dei problemi che deve affrontare chi, oltre a non poterselo permettere economicamente, è costretto a continuare a svolgere il proprio lavoro. Quello dei Rider, è essenziale, assicura quel poco raccordo rimasto tra il resto del mondo e la nostra abitazione, tra la produzione di merci e il consumo.

Per il loro e nostro bene i Rider vorrebbero stare a casa ma non possono. Le aziende di Food Delivery non hanno chiuso i battenti, anzi, assicurano ancora a chi non può uscire i rifornimenti alimentari. La questione importante è che la loro attività non è in corso soltanto nelle città più lontane dal contagio ma in quelle finite al centro della crisi, definite zone rosse. I Rider lavorano senza avere garantiti né i dispositivi di protezione individuale richiesti dalla legge né un contratto regolare. Certo, le aziende che li sfruttano si avvalgono delle tutele offerte dalla follia, e per questa non c’è giustificazione da virus, di chi ha legiferato rendendo possibile e legale lo sfruttamento di queste figure professionali. Ma se per assurdo la legge cambiasse e consentisse ai cittadini di spararsi l’un l’altro non è certo per il fatto che venga depenalizzato il reato che questo comportamento sarebbe tollerabile. Eppure dinanzi alle esigenze dei lavoratori delle consegne è avvenuto proprio questo, con la nostra complicità di consumatori, perché a tutti fa comodo ricevere comodamente a casa la propria pizza o il sushi o la spesa, e se ci chiedessimo il costo umano di questo lavoro ci andrebbe probabilmente di traverso quello che mangiamo grazie alle consegne.

Le società Deliveroo e Giovo hanno fatto sapere ai loro, stavo per scrivere dipendenti ma non è così, che nel caso dovessero ammalarsi per il Covid 19 c’è un fondo integrativo da cui attingere. Pochi spiccioli. La traduzione della comunicazione è che le società in questione non sborsano di tasca loro soldi per assicurare ai Rider le necessarie precauzioni, anzi i lavoratori devono da soli igienizzare lo zaino per le consegne e comprarsi le mascherine (ammesso che le trovino ovviamente, viste le difficoltà a reperirle). Voi direte che è un problema loro. Invece è un problema anche vostro, perché se il Rider per motivi indipendenti dalla sua volontà non riesce a provvedere al totale isolamento della consegna il Covid 19 alla fine entra in casa vostra. A un pezzo molto contenuto, ma entra in casa vostra. Non è una posizione accettabile nè civile quella delle aziende che operano nel settore e i consumatori devono allearsi con i Rider per sostenere le loro richieste.

Essendo brave persone voi direte che a questo punto i Rider possono astenersi dal lavoro. Ma le cose non stanno così. Perché se si astengono dal lavoro non vengono pagati. Non è una scelta, è una conseguenza di chi ha permesso per legge alle aziende di fare carne di porco dei diritti sindacali minimi di questa categoria. Le organizzazioni sindacali hanno scritto ad Assodelivery, l’associazione che tiene insieme le aziende del settore consegne a domicilio, che in questi giorni tra l’altro tentano di espandersi anche in settori non legati all’alimentazione, come ad esempio le consegne dei farmaci e di altri beni necessari alla vita delle persone recluse in casa. appellandosi alle disposizioni del governo in materia di contrasto al coronavirus Cgil, Cisl e Uil aggiungono alle riflessioni precedenti quelle relative al rischio, per chi effettua le consegne, di venire tramite queste in contatto con persone che potrebbero essere affette dal virus al moneto del contatto relativo alla consegna. E sempre senza nessuna tutela.

Le dotazioni per assicurare la salute dei Rider, scrivono i sindacati “ci pare opportuno ricordarvelo, si devono aggiungere a quanto
già stabilito in termini di obblighi in materia di prevenzione, salute e sicurezza, per le vostre aziende, già definite dalla Legge 129/2019”. Oltre quindi a chiedere alle aziende di consegne di fornire le protezioni adeguate ai propri lavoratori, i sindacati chiedono al governo di prevedere misure di ammortizzatori sociali anche per questa categoria di lavoratori e che l’attività di consegna a domicilio venga ricondotta alle consegne di beni di prima necessità. Questo per quanto riguarda la parte più istituzionale, ma per chi sta sul campo questo non basta.

Se il servizio deve continuare vanno garantite le misure di sicurezza minima per i Rider attualmente lasciati allo sbando e al pericolo dio contrarre il virus da contrastare soltanto con iniziative personali non sempre efficienti e non per volontà dei lavoratori. La situazione è da Far West e non è accettabile, a meno di non fare come in Cina dove, grazie alla militarizzazione, impossibile in un Paese democratico, le consegne a domicilio sono sottoposte a rigidissimi controlli sia per quanto riguarda chi porta beni che chi li riceve. Non essendo possibile fare altrettanto in Italia per questi 50 mila lavoratori del settore, l’attività va fermata e le consegne, se sono considerate un’attività primaria per la vita del Paese, vanno svolte sotto la tutela della Protezione Civile come impone la normativa vigente. Ai Rider va assicurato, come a tutte le altre categorie costrette a fermarsi a causa del contagio, un reddito di emergenza che supplisca alle mancate entrate causata dal blocco dell’attività.