VI SCONGIURO, RESTATE A CASA

DI ROBERTO COTRONEO

 

Vorrei dire una serie di cose, molto precise, per punti, come ho fatto altre volte. Non si tratta solo di stare a casa. Questo è ovvio. Non si tratta di dire che ci sarà una crisi economica, questo lo sanno anche i bambini. Non è difficile immaginare che durerà molto. Questo cominciano a capirlo in tanti. Ma è: cosa dobbiamo fare adesso, oltre a stare a casa?
1 . Molte sono le categorie che non possono stare a casa. I medici, le forze dell’ordine, gli infermieri, il settore agroalimentare, quello dell’energia, etc. etc. Ma c’è una categoria che non deve stare a casa. I membri del Parlamento italiano. Che devono andare alla Camera e in Senato. Perché questo è il momento di lavorare. E non solo per le misure immediate. Ma per le misure future.
2 . Non devono stare a casa i giornalisti, ma non per le trasmissioni che fanno in questi giorni. Ma perché devono cominciare a far capire agli italiani, che adesso non possiamo più aspettare.
3 . C’è bisogno di una rivoluzione culturale. E deve partire da ora. Mi irrito quando vedo tutto questo entusiasmo per i flashmob e gli inni di Mameli. Essere italiani oggi è capire i clamorosi errori fatti nel passato ma soprattutto immaginare il futuro, metterlo a punto, pensarlo. E bisogna iniziare subito, a cantare poi ci sarà tempo.
4 . Ci vuole una task force che in sei mesi faccia una riforma della pubblica amministrazione come mai è stata fatta prima, radicale, seria: snellimento delle procedure, de-burocratizzazione, impiego di risorse informatiche. Se vuole mettersi a capo Sabino Cassese, va bene. Ma se giustamente non se la sente che indichi qualcuno che può iniziare. E allo stesso tempo abbiamo bisogno entro la primavera prossima di ridurre in modo drastico il numero di leggi che abbiamo in Italia.
5 . Ci vogliono investimenti nella formazione, in tutte le declinazioni della formazione. Che vuole dire più insegnanti, un flusso di denaro per la ricerca, per le università, per la cultura. Perché la cultura non non è una maniera per emozionarsi, generare il bello e tutte queste interessanti cose che sentiamo da anni. Ma è l’unico modo per evitare di ritrovarsi in questa condizione tra dieci anni. Con più cultura avremmo capito a cosa saremmo andati incontro. C’erano libri, pubblicazioni, convegni, relazioni a dirlo. Ma nessuno legge niente. E il disprezzo per queste cose oggi lo paghiamo.
6 . Paghiamo il populismo e il sovranismo. Togliere risorse alla ricerca, alla sanità, per dare ai cittadini un po’ di de-naro per assicurarsi dei voti è stato gravissimo.
7 . Aver capito oggi che la classe dirigente europea e italiana è completamente inadeguata ad affrontare i problemi futuri del mondo non è una consolazione. Ma non ci voleva molto a intuire che banche e finanza sono una iattura colossale se non è accompagnata da altro. Ricordo a tutti che Enrico Cuccia era laureato in lettere e che Raffaele Mattioli è stato un uomo coltissimo. E anche il governatore Ciampi era un letterato. Abbiamo inventato le tecnocrazie ignoranti. E le tecnocrazie ignoranti hanno elevato a loro volta gli ignoranti e i bifolchi senza neppure le competenze tecnocratiche. Abbiamo inventato che studiare serve per lavorare (la tremenda alternanza scuola lavoro) e invece studiare serve a salvare la nostra società il nostro vivere quotidiano. Serve anche a capire come comportarsi in mondi come questo.
8 . Per una ossessione del controllo idiota abbiamo dissuaso ogni forma di smartworking. Più della metà dei lavori che si fanno in azienda possono diventare telelavoro. Devono. Anche per la nostra salute. L’unico piccolissimo vantaggio di questo disastro è che l’aria è più pulita. Lo smartworking deve essere obbligatorio. A cominciare dal settore pubblico. Se qualcuno non ha voglia di produrre non lo farà né in un ufficio e neppure a casa sua. Ma a casa sua si noterà di più. Per questo si deve stare in Parlamento. Perché queste sono leggi urgenti. E c’è bisogno di cominciare a lavorare.
9 . È importante essere informati su come procede l’epidemia, è importante dare dei consigli, è importante ascoltare virologi ed epidemiologi. Sì, certo, un’ora al giorno, in tutto. Non sento invece un dibattito su queste cose. Non ce ne è importa niente degli inviati che girano con le telecamere a cercare chi c’è in strada. Mi importa sapere perché il modello coreano ha funzionato, e se noi abbiamo tecnologie e mezzi per partire dalla loro esperienza, ma questo è più faticoso e più difficile.
10 Va bene lanciare appelli e cantare dai balconi. Ma vorrei si cominciasse a immaginare che futuro avremo. Non sarà più come prima? È una banalità. Potrebbe essere come prima, con la solita idea che le classi dirigenti non servono. Che i politici sono inutili, con le piattaforme Rousseau, con le speculazioni future, con la propaganda della riduzione dei parlamentari. E dopo aver abolito la povertà con il reddito di cittadinanza, aboliremo persino le epidemie, magari con qualche invenzione no-Vax riaggiornata ai tempi. Rischiamo che sarà come prima: che la burocrazia, con i decreti e le misure adottate in questi giorni potrà diventare ancora più macchinosa e kafkiana, se non si sta attenti. Diventerà come prima perché il fallimento evidente, fallimento culturale, di questa Europa, scatenerà sovranismi peggiori della peste bubbonica. Tornerà tutto come prima, ma saremo infinitamente più poveri, e con un’idea delle libertà personali e della democrazia fortemente lesionata. Per questo bisogna comincia a lavorare: nell’informazione, nella cultura, nella pubblica amministrazione, in una riforma fiscale efficace che semplifichi la vita alle persone. Tornerà tutto come prima perché sarà più facile, perché nessuno si prenderà la responsabilità etica e personale di dire: il mondo è cambiato, e già eravamo un paese inadeguato. Oggi lo siamo ancora di più. Tornerà tutto come prima se non saremo capaci di capire che la religione del denaro e del successo ci ha distrutti. Ed è da un ribilanciamento di questo genere che dobbiamo far partire tutto. Cominciando dai nostri bambini, dai nostri allievi, e dai cittadini. Concludo con una piccola cosa. Ieri in televisione, tra un virologo e l’altro, è passata una pubblicità. Di una catena di una agenzia immobiliare. C’è un bimbo che ha costruito una casa di cartone. E la mostra alla mamma. E la mamma: «ma che bella, chissà quanto vale». Non era una casa sull’albero, sogno di tutti i bimbi, ma poco importa. Abbiamo trasformato i sogni in qualcosa da valutare economicamente. Lo stiamo insegnando ai nostri figli. Gli abbiamo detto che leggere non serve. E invece quanto vale leggere? Vale eccome. Avessero le nostre classi dirigenti letto quello che in molti sapevano e scrivevano forse oggi affronteremmo questa crisi con più risorse. Ps. E smettiamola di chiamarli “governatori”. Non siamo gli Stati Uniti. Sono presidenti di Regione. Inoltre mi raccomando, vi scongiuro: restate a casa.