BUONGIORNO UN CORNO!, VENERDI’ 20, GLI STRANAMORE D’ITALIA …

DI GIANLUCA CICINELLI

La domanda a cui deve essere data immediatamente una risposta è: quanti sono esattamente i morti da coronavirus? Non è più rinviabile questa risposta, perché la militarizzazione della società in atto, l’eventuale presenza dell’esercito nelle nostre vite per regolare l’accesso al cibo e alla mobilità, sarebbe un evento molto grave per qualsiasi democrazia e deve essere certo che avvenga per una causa più che verificata. I casi sono due: o sulle cifre mente la Cina oppure il nostro paese, la cui popolazione è un ventiquattresimo di quella cinese e una superficie dello 0,7% rispetto alla Cina ha superato per morti la nazione da cui ha avuto origine l’emergenza. C’è qualcosa che non va e rischia d’incrinare la fiducia che gli italiani stanno faticosamente riponendo nelle autorità in questo momento. Probabilmente, ci spiegano gli esperti, l’Italia conta tra i morti chi è deceduto ANCHE di coronavirus ma non solo, chi era affetto da altre patologie su cui il coronavirus ha avuto un effetto di concausa ma non di unica causa. Al contrario negli altri paesi questi morti non vengono contati nella statistica sul covid 19, quindi il numero di morti registrato da tutte le altre nazioni riguarda i morti di SOLO coronavirus.

Non sono io a mettere in dubbio la rilevazione dei morti per il coronavirus in Italia, ma la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, per bocca del responsabile dl gruppo di intervento sulle emergenze infettive in Europa, Richard Pebody. Durante la conferenza stampa di tre giorni fa non ha escluso naturalmente altre cause, tra cui l’alto numero di anziani in Italia, visto che la maggior parte delle vittime italiane ha un’età superiore ai 70 anni. Pebody non ha escluso nemmeno i problemi legati al diverso modello di assistenza sanitaria italiano, debilitato dai tagli in favore della sanità privata degli ultimi quarant’anni, rispetto a sistemi di maggior efficienza in Europa. Alla fine però ha ammesso di non avere neanche lui una risposta certa al nostro quesito.

Se non ve ne siete accorti la linea sottile tra complottismo e giusta pretesa di chiarezza da parte dei cittadini passa per la risposta a questa domanda. Quanti sono i morti in Italia di solo coronavirus? I migliori alleati dei complottisti sono coloro che non rispondono alle domande corrette. E guardate che in questo quotidiano di grande qualità su cui scrivo, diretto da Lucio Giordano, la notte scorsa alle due stavamo ancora discutendo e verificando una notizia sul coronavirus in Spagna nemmeno sull’Italia, perché prima di pubblicare notizie, sentiamo la responsabilità civile di verificare al meglio delle nostre possibilità le informazioni, senza sensazionalismi e ambiguità, per offrire un servizio utile a chi ci legge e ha difficoltà a orientarsi soprattutto in questi giorni. Ci siamo stretti intorno al governo della Repubblica italiana senza se e senza ma, invitando tutti a rispettare le regole. Proprio per questo abbiamo fatto un tacito patto con i nostri lettori di non nascondere le criticità che derivano dall’azione di governo. Quindi, ancora, di nuovo, con forza: Quanti sono i morti in Italia di solo coronavirus?

Un aspetto va chiarito. Quando scoppiò l’epidemia di Aids alcuni negavano che fosse mortale o esistesse perché i malati morivano di patologie correlate, causate da crollo immunitario. Quindi un problema non secondario c’è nel rispondere a questa domanda.  E non vogliamo assolutamente sminuire la gravità della situazione. Vogliamo mettere in evidenza che la misura del problema deve essere uniforme e non affidata ad allarmismo che avrebbe gli stessi effetti collaterali della disattenzione al problema. Dobbiamo cioè essere sicurio che quando parliamo di morti da coronavirus in Italia, in Cina, in Germania e ovunque stiamo utilizzando lo stesso metro di paragone per definire il fenomeno

La risposta istituzionale però deve arrivare in tempi strettissimi, perché quando si mandano i militari per le strade si stanno cambiando le regole del gioco e la stessa democrazia è in pericolo. Se il governo vuole consenso intorno a questa scelta estrema deve essere più che trasparente con i cittadini. I primi soldati sono arrivati due giorni fa in Campania e Sicilia, nelle prossime ore altri reparti saranno schierati nelle altre regioni. Il Governatore della Lombardia Fontana ha chiesto la presenza dell’esercito in Lombardia. Il ministero della Difesa ci ha fatto sapere che utilizzerà i 7300 militari già in strada ma altri 13000 se ne aggiungeranno “se necessario”. Numeri che non sono stati messi in campo nemmeno per le operazioni antimafia dopo gli attentati che hanno scosso l’Italia negli anni passati. Cosa faranno i militari per le strade, regoleranno l’afflusso ai supermercati, arresteranno chi viola l’obbligo di restare in casa? Faranno come quei solerti funzionari di Polizia che multano i senzatetto perché non stanno in casa o multano chi si reca all’edicola per comprare il giornale senza chiedersi come mai allora l’edicola resta aperta su disposizione del governo stesso?

Dove è finita la vita democratica basata sul parlamento? Perché se il parlamento europeo si riunisce a distanza non può fare altrettanto il Parlamento italiano? Non è stato ancora istituito un governo di salute pubblica, stiamo ancora sostenendo un governo votato alla Camera e al Senato. Ieri la conferenza dei capigruppo della Camera si è riunita in videoconferenza, a quando analoga iniziativa dell’intera Assemblea? Lodevole la predisposizione spiegata dal Presidente della Camera Fico di punti di raccolta sangue a Montecitorio, ma capite bene che suona un po’ povera come iniziativa parlamentare. Lo denuncia anche l’Associazione degli ex Parlamentari italiani, che mette in rilievo come i numerosi strumenti normativi attuati dal governo in difformità con i principi costituzionali, i decreti ministeriali, le ordinanze e le circolari, i poteri amministrativi necessari a fronteggiare l’emergenza sanitaria, non possono secondo la Costituzione essere affidati, come sta accadendo, sulla base di deleghe generiche, ma ricorrendo a deleghe definite nei contenuti, nei tempi e nelle modalità di esercizio. Per questo è necessario evitare che le decisioni causate dall’emergenza sanitaria siano assunte in forme tali da impedire che possano costituire un precedente pericoloso, denuncia ancora l’Associazione.

In troppi e non soltanto nel passato, hanno dimostrato di non amare la democrazia in Italia. Se date un’occhiata ai social sono numerosissimi coloro che invocano misure “alla cinese”, armi puntate sui cittadini per impedirgli di uscire dalle zone rosse. Il rischio di compiere passi irreversibili anche dopo la fine di questa crisi sanitaria è altissimo e va denunciato con chiarezza. La militarizzazione della vita civile può essere richiesta solo in presenza di una minaccia altrettanto certa alla vita di tutti i cittadini. E per sapere se questa minaccia letale è davvero certa, il governo e le autorità sanitarie devono rispondere in poco tempo alla domanda: quanti sono in Italia i morti di solo coronavirus? Quando conosceremo la risposta e se questa sarà aderente alle cifre dei morti elencate fin qui potremo decidere se affidare lo svolgimento delle nostre vite ai militari. Che è sempre l’ultima opzione di una società civile prima della guerra.