MORIRE DI COVID? MORIRE GUARENDO IL COVIT? CARDIOPATICI, ALLEGRI. ABBIAMO L’IMBARAZZO DELLA SCELTA

DI ALBERTO TAROZZI

Lo confesso, quando ascolto le notizie sul covid mi capita talvolta di leggere con un briciolo di distacco le sciagure che stanno colpendo il pianeta. Voglio dire che, dopo aver cercato di spaccare in quattro il capello per capire cosa si nasconda dietro ai numeri, quanto al futuro dell’umanità, mi rivolgo una domanda “E a me, cosa rischia di accadere?”.

Egoismo? Probabile, se per egoismo si intende l’obiettivo di salvare le pelle. Ma da un moto di egoismo può anche nascere la curiosità per conoscere come stanno più in generale le cose. E in tal modo comprendere ciò che può risultare utile a tante persone, oltre che a me.

Carte in tavola, sono cardiopatico. La mia forma di cardiopatia non è particolarmente grave. Si tratta di un’ischemia con qualche fibillazione artriale che tengo bene sotto controllo da quasi vent’anni. Solo qualche passaggio in ospedale (un paio in tutto questo tempo) e sempre con un lieto fine neppure troppo tribolato.

Niente di tragico, ma quando senti che in conferenza l’esperto di turno spiega che i primi a lasciarci la pelle sono i cardiopatici ischemici e coloro che soffrono di fibrillazioni, non è che uno faccia i salti di gioia. E magari gli viene voglia di vederci più chiaro.

Soprattutto sulla vicenda relativa all’amletico dubbio. Morire di coronavirus o morire col coronavirus?

Mi spiego meglio. Sarò pure troppo fiducioso nelle mie capacità di gestire il mio corpo, ma il morire di cardiopatia non mi sembra un’eventualità così incombente sui miei destini. Dunque mi verrebbe da pensare che, se proprio non mi becco il covid in una forma vigliacca, qualche buona possibilità di farcela dovrei averla. Sai com’è la scienza fa passi da gigante e le terapie per ridurre il tasso d mortalità hanno un certo effetto.

E’ qui però che si nasconde il trucchetto. Certo le terapie ci sono, ma sono a base di forti dosi di anti infiammatori. Tutto bene? Manco per il piffero. Se non sopraggiungono novità si tratta di medicamenti FAN, vale a dire incompatibili con terapie a base di anti coagulanti. Proprio quelle che mi permettono di dormire sonni tranquilli, al riparo dai danni della mia ischemia.

Mi assale un dubbio atroce. Nel caso mi colpisse il covid avrei il beneficio di poter scegliere tra ben due alternative.

Rischiare di crepare di coronavirus, mantenendo la terapia di anticoagulanti,  che mi consente di salvarmi dalla ischemia Ma che potrebbe risultare incompatibile con la terapia di anti infiammatori che combattono i sintomi del covid.

Oppure

Rischiare di crepare di cardiopatologia ischemica sospendendo la terapia anticoagulante. Per potere invece godere dei più moderni trattamenti anti infiammatori che salvano dal covid.

Quando si dice non sapere di che morte morire. In fondo anche questo è un lusso che non tutti si possono permettere. Mi blinderò in casa come consiglio di fare ai tanti nella mia situazione, dopo avere però raccolto in un aiuola una margherita da sfogliare, come portafortuna.