RESTARE A CASA È DIFFICILE MA CI REGALA IL TEMPO PER GUARDARE ORIZZONTI ILLUMINATI

DI ROBERTO COTRONEO

Oggi è stata più dura del solito. Tutti devono restare a casa, ma questo non vuol dire che sia semplice. Sento dire: chiedere di restare seduti sul divano di casa non è certo un sacrificio. Ed è vero. Ed è vero che anche fosse un sacrificio lo si farebbe ugualmente, per il rispetto di tutti e di noi stessi. È questo senso di indeterminato, questo tempo che non controlli più a lasciare sgomenti. Proprio quando cerchi di fermarlo non lo contieni. Ci hanno abituato alla velocità, ci hanno abituato a pretendere dal mondo risposte molto veloci. Vogliamo le cose subito. Vogliamo mezzi di trasporti sempre più stupefacenti. Vogliamo e siamo abituati a pensare il tempo come qualcosa di nostro, qualcosa che ci è stato dato in mano. Alle volte persino il destino sembrava più un bel vestito da sfoggiare, qualcosa di buono per la sceneggiatura di un bel film. E adesso il destino si è rimesso a fare il destino senza che lo si possa raccontare come fosse una sceneggiatura. Che le retoriche degli eroi, dei tutti assieme, dei canti dai balconi, appaiono vagamente fuori luogo. E persino questa informazione martellante assomiglia sempre più a un copione emotivo piuttosto che a un servizio per i cittadini. Andrà tutto bene, certo. Ma per ora bene non va proprio quasi niente. E stai a guardare fuori. Nella stanza di mio figlio Francesco, dove ogni tanto torna, ho appoggiato una macchina per scrivere. Me l’aveva regalata mia madre per un compleanno, forse avevo 12 anni. L’ho usata tanto nel passato, ci ho scritto persino i miei primi articoli. Ogni tanto la uso ancora, per scrivere poesie. Con il computer perdi meno tempo. Ma con la poesia il tempo perso è tempo guadagnato. E poi i pochi libri che si ha voglia di rileggere e le finestre di fronte. L’unica cosa di fuori che ti fermi a guardare, come fosse un orizzonte illuminato, l’unico concesso.