ADDIO A LUCIA BOSÈ LA DONNA INNAMORATA DELL’AMORE

Di  Simona Galassi

Lucia Bosè muore forse vittima del Covid-19 ad 89 anni in un Ospedale di Segovia.
Ricordarla significa percorrere due vie distinte. La prima segnata dal cinema l’altra dall’amore e dalla passione per un uomo, il torero Luis Miguel Dominguín. Vie inconciliabili perché ci sono amori che non vivono altro che di sé stessi, travolgendo e annullando tutto il resto.
Prima arriverà il cinema, gli anni belli nella sua Italia, che la scoprivano grazie a Visconti e le diedero la notorietà con i film di Antonioni, Fellini, Rosi e Cervi. Sui set lei era tra le più belle giovani attrici di quel momento.
Poi la Spagna, l’incontro con il Torero, come Lucia amò sempre definirlo. Machista, seduttore, domava tori e donne. L’incontro è fatale tra due anime passionali ed emotive. Lui geloso e possessivo le chiederà di lasciare il cinema. Inizia così l’intensa alchimia fisica appassionata in un oscillare tra dolori profondi e grandi felicità, gli estremi più belli e pericolosi per due amanti come loro. I tre figli non fermeranno i tradimenti di lui perdonati da lei dietro una risata ironica. Arriverà poi la separazione decisa da un fucile caricato per avere l’affidamento dei figli e pronto ad uccidere quell’uomo che aveva tanto amato. L’ironia, la capacità di seppellire tutto sotto una grande risata ci lasciano l’immagine di una donna che ha vissuto come desiderava, libera di scegliere e amare a modo suo. Non ha mai avuto rimpianti, innamorata dell’amore, sincera e schietta fino alla fine.