CORONAVIRUS DIAMO A “CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE”

DA MILANO

VINCENZO PALIOTTI

Cara Signora Palombelli, apprendo solo ora e con viva sorpresa dai tanti post sui social, non troppo entusiastici, che lei conduce un programma in TV durante il quale giorni fa aveva, brillantemente, trovato il motivo per il quale ci sono più contagi al nord che al sud, non capisco perché non ha dato poi questa preziosa informazione agli addetti ai lavori. Per lei pare il maggior numero di contagiati dal coronavitus sia dovuto alla maggiore dedizione al lavoro dei lombardi in antitesi a quella meno “fattiva” dei sudici, pardon dei sudisti.

Io, figlio del sud, vivo in Lombardia da 42 anni e tutta questa differenza non l’ho notata. Mi consta invece che ogni essere umano, a dispetto della latitudine, che non abbia la fortuna di fare un lavoro non certo estenuante come il suo, si dà comunque da fare per portare a casa il necessario per vivere spinto dalla necessità, anche questa a lei ignota. Quelli che lei ritiene non ligi al lavoro sono quelli che con il lavoro hanno un rapporto speciale, non hanno cioè la pressione del guadagnare perché magari hanno altre risorse. Chiedo poi, rispettosamente, se i “ligi al lavoro”, come li chiama lei, sono gli stessi che in questi week end affollano i Navigli, a Milano rinomati luoghi di riunione di gruppi di “ligi al lavoro” in spregio delle norme governative che raccomandano proprio il contrario per evitare il propagarsi del contagio. Saranno quindi “ligi al lavoro” ma come cittadini coscienti e rispettosi dell’altrui salute lasciano parecchio a desiderare.

La pregherei quindi, in futuro, a vagliare bene quanto dice, magari prima di parlare si vada a fare un giro “non turistico” nelle località dove lei lamenta l’assenza di “ligi al lavoro” e si renderà conto che tutto il mondo è paese, ergo essere o non essere “ligi al lavoro” è un fatto meramente soggettivo e non legato agli usi e costumi di una terra. Le consiglio Via Caracciolo a Napoli dove non troverà frotte di gente che vanno a godersi il sole invece di essere “ligi al lavoro” e produrre. Troverà ivi le stesse scene che può trovare a Milano al Parco Sempione o nei giardini di Porta Venezia: mamme che portano i loro bimbi a prender aria, fidanzatini che si baciano, magari bigiando la scuola, i clochard che poverini non hanno dove andare.

Cara Signora, abbiamo bisogno disperatamente di unità come  mai in questo momento e lei sta rendendo un cattivo, cattivissimo, servizio a questa causa. Quello che lei ha detto, spero se ne renda conto, vale più di tante invettive verso il sud, spaccando ancora di più quello che si fatica a riunire nell’interesse generale.