CORONAVIRUS: GRIGNOLIO, RISCHIA DI INFETTARE DEMOCRAZIA

 

DI CARLO PATRIGNANI

Lo sciame virale, ossia la pandemia del virus Sars-Cov2, il Coronavirus19, non è dovuto – come un tempo si diceva per la peste – ad una ‘punizione divina’, né tanto meno è – come si sussurra oggi – una ‘vendetta’ della Natura: come tutte le epidemie, essa è connessa e causata dai cambiamenti del rapporto tra l’essere umano l’ambiente e gli animali.

E per fronteggiare lo sconosciuto, virulento e veloce sciame virale, che può rischiare di “infettare la democrazia” per le coercitive restrizioni alla libertà di movimento delle persone, ci si deve affidare anche oggi alla medicina e alla ricerca per arrivare al farmaco per la cura e guarigione, fino all’immunità con il vaccino.

Detto che la lotta dell’umanità contro i virus è una storia di successi, oggi per Andrea Grignolio, docente di Storia della Medicina all’Università Vita-Salute del San Raffaele e ricercatore del Cnr-Itb, “siamo oggi di fronte ad un fenomeno preciso noto come zoonosi che avviene da migliaia e migliaia di anni, con la convivenza dell’uomo con animali da allevamento che hanno comportato il salto di specie, spillover, delle loro infezioni all’umano: un dato questo che stronca e fa saltare le tesi del complotto sull’origine dolosa delle epidemie”.

Nel tempo, rimarca l’autore del fortunato bestseller Chi ha paura dei vaccini? “siamo passati dal morbillo evolutosi dalla peste bovina, all’influenza proveniente da suini e specie avicole, al vaiolo che ci giunge da bovini o cammelli, alla pertosse da maiali e cani, alla peste da topi, conigli e lepri, o alle devastanti febbri emorragiche tra cui l’ebola proveniente da pipistrelli e scimmie, responsabili anche dell’Hiv”.

Ebbene, “nonostante le epidemie siano state più numerose e devastanti nel mondo pre-industriale e non globalizzato, ancora oggi i pregiudizi – evidenza Gragnolio – spingono alcuni a ritenere che dietro Covid-19 ci sia lo sfruttamento ambientale, animale o persino gli Ogm. Gli errori cognitivi che ci derivano dal nostro passato tribale, ci spiegano che nelle epidemie purtroppo riemerge il pensiero magico-religioso che le vede come una ‘punizione divina’ o come la Natura che si ribella agli abusi umani”.

Se la scoperta e messa a punto dei vaccini ha prodotto l’immunità per molte malattie infettive, dal morbillo al vaiolo, dalla pertosse alla comune influenza, in attesa che lo stesso avvenga per il nuovo virus, “l’evoluzione offre utili suggerimenti: in assenza di farmaci e vaccino – sottolinea il brillante storico della Medicina – sono ancora valide le antiche pratiche di quarantena imposte dalla repubblica veneziana nel 1377 nel porto dalmata di Ragusa, oggi Dubrovnik. Pratiche che ci porterebbero per un certo periodo a vivere in piccoli gruppi familiari come ai tempi dei cacciatori-raccoglitori, un riadattamento cognitivo e comportamentale che avrebbe molte conseguenze psicologiche generali, nonché educative verso i figli”.

Ed ancora, “l’evoluzione suggerisce che accettare la libera circolazione di Sars-Cov 2 accarezzata da alcuni governi è una deleteria pratica eugenetica sconsigliata da tutti gli organismi sanitari internazionali. L’immunità di comunità che si raggiungerebbe con il 60% della popolazione infetta non è affatto assicurata – avverte Grignolio – perché il virus che potrebbe ammettere reinfezioni, porterebbe all’ecatombe di centinaia di migliaia di cittadini, rendendo Covid-19 una malattia endemica presente in una porzione di popolazione ritrasmissibile sia attraverso i contatti uomo-uomo sia, forse, quelli uomo-animale, essendo un virus potenzialmente infettivo per gatti e cani, che hanno già un vaccino per altri coronavirus, e animali da allevamento come i maiali”.

E, “se per questo o altri motivi non riuscissimo a eliminare la pandemia, potrebbero essere introdotte pratiche di quarantena modulari – continua Grignolio – che a seconda delle ondate isolino zone, persone e interi settori produttivi, usando varchi sanitari con tamponi e sistemi di controllo dei movimenti della popolazione tramite cellulari e social”.

Ma attenzione, conclude Grignolio, “usare strumenti di raccomandazione e incentivazione, al limite di reciproco controllo, può essere accettato a patto che non si arrivi alla pura coercizione perché pure in questo caso la storia ci dice che una volta contratti, riguadagnare diritti e spazi di libertà è prassi complicata e spesso coronata da insuccesso”.