CORONAVIRUS. QUELLO CHE NON VORREI SUCCEDESSE

DI MICHELE PIZZOLATO

Quello che non vorrei succedesse. Dopo ieri stiamo tirando un piccolo sospiro di sollievo. E, oltre ai mille video di persone che sei settimane dopo dicono che sapevano tutto da gennaio, la reazione di molti è: non si tocchi nulla fino al vaccino! Tutti a casa, attività produttive ferme!

Ora, salvo miracoli che ci auguriamo tutti, e comunque con una dose di ottimismo, il vaccino non arriverà prima di ottobre. Se le attività produttive si bloccano fino ad ottobre la voragine dei conti pubblici rischia di essere talmente grossa che non ci sarebbero più fondi sufficienti per ospedali, medici, assistenza, sicurezza, pensioni. A quel punto, ben prima di ottobre (il turismo azzerato da solo pesa il 13% del PIL in Italia), ci troveremmo costretti a ricorrere al MES, quello della Grecia, quello della Troika. Il MES significa soldi per far reggere lo stato in cambio di tagli spaventosi a salari, pensioni, cessione e privatizzazione verso l’estero di ogni bene appetibile italiano. Significa miseria, peraltro in un contesto che con blocco attività produttive prolungato sarebbe di drammatica disoccupazione, chiusura di intere catene produttive del paese ed emergenza sociale. E, diciamocela tutta, significa anche moltissimi morti: guardate in Grecia il tasso di mortalità infantile e i suicidi, pre e post intervento della troika.

Certo, c’è uno scenario diverso. Il mondo appresa la lezione si pente, cambia, supera il capitalismo e arriviamo in una valle di latte e miele dove tutti aiutano tutti e saremo tutti felici e ai paesi poveri arriveranno tutte le centinaia di miliardi di euro che servono, così, in dono.

Ad ognuno giudicare quale sia lo scenario più realistico. Ho fiducia in Conte, di cui non ho apprezzato tutte le mosse, ma che ha mostrato una dignità politica e un senso dello stato sconosciuti da diversi decenni in questo paese (cosa si diceva degli inesperti del M5S?).