GIUSEPPE CONTE, DA SIGNOR NESSUNO A FARO NELLA TEMPESTA

DI FABRIZIO FALCONI

Faccio una pubblica ammenda: sono stato tra coloro che quando Giuseppe Conte fu proposto e nominato Presidente del Consiglio, accolse questo signor nessuno, chiamato da un giorno all’altro ad assumere un incarico così importante, con molto, molto scetticismo (per non dire sconcerto) insieme ad abbondanti dosi di ironia.
Mi sembrava quantomeno scriteriato affidare la guida del governo a un personaggio che fino a quel momento non si era mai occupato di politica, che non aveva mai amministrato nulla, di pubblicamente rilevante. Insomma, uno senza esperienza e senza carisma, chiamato probabilmente solo per mettere la faccia su decisioni che venivano prese da altri, ben più forti e ben più “legittimati”.
Adesso che è passato qualche anno, ma soprattutto adesso, proprio adesso, alla luce di questa situazione nella quale il Paese è ingoiato, devo ammettere che Conte mi ha notevolmente sorpreso. Ha fatto sbagli, certo, in questa emergenza.
Ma bisogna rendersi conto, con onestà intellettuale, che NESSUNO dei Presidenti del Consiglio succedutisi negli ultimi 70 anni si è trovato a dover affrontare una situazione di tale gravità: è di certo l’emergenza pubblica più grave – per impatto sociale, numero di morti, ricadute economiche – del dopoguerra. E bisogna riconoscere anche che lui – con il suo governo – c’è cascato dentro per primo. L’Italia infatti è stato IL PRIMO paese occidentale in cui il virus ha attecchito e in cui si è sviluppata ferocemente l’epidemia.
E dunque lui, col suo governo, si è trovato a dover NAVIGARE a VISTA, senza sapere nulla o quasi di quel che sarebbe successo – il precedente cinese faceva testo solo in parte, non essendo possibile comparare la società cinese, i suoi meccanismi, con una qualsiasi di quelle dell’europa occidentale.
In mare aperto, e di fronte a numeri spaventosi che crescevano a dismisura, a una emergenza totale che ha messo in ginocchio il Paese, ho temuto che il Presidente del Consiglio fosse presto travolto, che avrebbe perso lucidità, che sarebbe stato – anche comprensibilmente – preso dal panico (vista anche la sua scarsissima esperienza in materia di governo e la sua nulla – come di tutti – esperienza in fatto di pandemie).
Invece, anche se sicuramente sotto lo schiacciasassi emotivo di una responsabilità che nessuno prima di lui ha avuto in questo paese, il Giuseppe Conte ha dimostrato di resistere, ha saputo parlare al Paese – il che non è poco – ha saputo anche essere credibile, e pur nella tempesta, riuscire a mantenere una rotta.
E’ chiaro che siamo tutti ancora in mezzo al guado.
Ma non sottovalutiamo le difficoltà di chi si è trovato PER PRIMO in trincea.
Molto più agevole doveva e deve essere il cammino di molti altri leader che si sono mossi sulla esperienza assai dolorosa che stava scatenandosi sul nostro paese.
Diversi di loro non sembrano aver imparato niente e si comportano molto molto peggio dei nostri, con risultati che forse saranno ancora più disastrosi dei nostri. Ma questo è un altro discorso. E alla fine si tireranno comunque le somme.