O SI CAMBIA L’ITALIA O SI MUORE

DI RAFFAELE VESCERA

Eccoci al dunque, la crescita dei nuovi contagiati rallenta da quattro giorni, scendendo al 6%, era oltre il 20% non molti giorni fa. Ciò lascia sperare che possa arrivare a zero, lasciando però una scia interminabile di morti, 700 e più al giorno, come nella novecentesca Peste algerina romanzata da Camus, e una montagna di positivi al virus, oltre 60.000 di quelli noti in Italia, nazione che è salita sul triste podio del contagio mondiale. Molti nostri cari non ci saranno più, anziani spesso lasciati morire soli in casa, in questa disgregata società contemporanea, ma anche giovani, vieppiù meridionali emigrati al Nord per lavoro e per studio, in solitudine nel deserto metropolitano.

Molti di loro, troppi, sono “scesi” al Sud (che orribile verbo, al Sud si viene non si scende, a meno che non si viva sulle Alpi), diffondendo il contagio anche nei loro paesi di origine, in virtù di una “disattenzione” scellerata dei decreti governativi che hanno lasciato libertà di rientro ai luoghi di origine, invece di cinturare la Lombardia, regione madre del virus. Risultato 100.000 e forse più in fuga dal Nord. Un Nord che si libera dei cittadini del Sud quando non gli fanno più comodo.

E’ questa la terribile dimensione “duale” di quest’Italia, dove a milioni i Meridionali, lasciati dallo Stato in condizione di funzionale povertà, utile forza lavoro a basso prezzo, sono costretti ad emigrare nel Nord industriale, così voluto dal potere dominante che, adottando il principio dell’iniquità territoriale, ha arricchito le regioni settentrionali a scapito di quelle meridionali, depredandole di beni umani e naturali.

E’ la logica eterna delle colonie, l’Italia ne possiede una “interna” da 160 anni. Una logica spietata, dannosa  per i territori da sfruttare e autolesionista per chi l’adotta. Pensate a quanta gente immunodepressa vive ammassata nella brumosa e umida pianura padana, inquinatissima per produzione industriale e allevamenti animali, dove l’aria è sempre più irrespirabile e la diffusione del virus è più letale, per via dell’apparato respiratorio compromesso dall’ambiente malsano. E’ la conseguenza nefasta del concentrare le attività in un solo territorio, per tutto arraffare, consumando suolo e devastando l’ambiente per qualche Euro in più.

Una logica distruttiva anche per il Sud, privato di ogni servizio essenziale. Un Sud dove le strutture sanitarie sono al 50% di quantità ed efficienza di quelle del Nord, a causa dello perverso regionalismo sanitario, per cui le regioni del Nord arricchite possono spendere il doppio di quelle del Sud impoverite, creando un paese e due misure, non solo in campo sanitario. Proviamo a immaginare se il contagio fosse partito dal Sud, a parte gli immancabili insulti razzisti dei paraleghisti fratelli del Nord, in quale situazione si sarebbero trovate le regioni meridionali dotate di scarsissime strutture sanitarie. Pretendere l’abolizione del regionalismo sanitario, gestito da politici spesso corrotti e clientelari, al Nord come al Sud, sarà la madre di tutte le battaglie. Si faccia una sola sanità nazionale, uguale per tutti. Insieme, si lasci cadere l’assurda  pretesa delle regioni del Nord dell’autonomia regionale differenziata, madre di altre rovinose iniquità territoriali.

Insieme alla tragedia per i tanti morti, l’emergenza ha restituito al Nord aria meno inquinata in pianura e acque tornate limpide nella laguna veneta, di nuovo visitata dai delfini. E’ forse la natura che mediante un microscopico essere vivente qual è il virus si vendica del potente genere umano, autore di un liberismo selvaggio che mette gli sghei al primo posto? Comunque la vediate, è il fallimento del modello di sviluppo fondato sulla rapina del territorio e dei popoli, un modello di sviluppo non più proponibile. E’ necessario rovesciare la logica del profitto cinico e indiscriminato. Lottiamo per un mondo equo, solidaristico e rispettoso della natura, migliore di questo. Se l’uomo finora è stato lupo degli uomini, si cambi registro. L’equità prevalga sull’ingiustizia, la solidarietà sulla legge del più forte, il rispetto sulla prepotenza, la ragione sugli istinti primitivi. Se così non sarà, il genere umano è destinato all’autodistruzione.