PER NON DIMENTICARE QUELLE 335 TOMBE SCAVATE NELLE VISCERE DELLA TERRA DI ROMA

DI MATTEO MARCHETTI

Nei Sepolcri Foscolo ricorda che «a egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti». Ci sono a Roma 335 tombe, scavate nelle viscere della terra, dove i loro assassini speravano di nasconderle al mondo.

Dentro ci trovate un nobile di antica casata e un pugile di Trastevere, studenti universitari e un quindicenne falegname, un ebanista e un tenore. Comunisti e socialisti, liberali, cattolici. C’è un ex legionario fiumano, anarchico, e ci sono a decine militari leali al re, c’è un ex capitano della Milizia, massone e poi partigiano, c’è un Ardito bersagliere, poi nel PCdI. Ci sono un ungherese e un russo di Odessa, ci sono pure due tedeschi che speravano di aver trovato rifugio. Quattro Sonnino, quattro Di Consiglio, tre Limentani e tre Mieli, quattro Moscati, quattro Funaro, ennesimo affronto agli ebrei di Roma.

Le egregie cose di chi lottò contro una morte nera e terribile, l’esempio di chi fu all’altezza dei tempi drammatici che la sorte gli riservò. In giorni che – per altri motivi e altre minacce – ci riservano un’altra sfida, la luce che viene dal fondo di quelle cave ci illumini la via, ci spinga a essere anche noi all’altezza, e ci ricordi che c’è sempre un domani.

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