STORIE DELLA QUARANTENA: LETTERA A UN DOTTORE

DI MARINA NERI

 

Continuo ad inviare lettere, un modo antico per abbracciare il lontano, per sentire nel profumo della carta, il sapore di un bacio, di una carezza, di un esserci altrimenti disperso dal vento. Anche oggi una lettera , a colui che scrive tanto di sé. Scrive pagine belle, pagine che la Memoria vergherà, che la Storia donerà al Domani.

Caro dottore,
no, non ci conosciamo e, francamente, in questo frangente, ho poca voglia di incontrarti.
Tu non sai nulla di me, ma io conosco molto di te. Certo, non ho visto i tuoi occhi, non so la piega delle tue labbra, non ho ascoltato il timbro della tua voce.

Bardato come un astronauta non riveli neppure le tue fattezze fisiche.
Che corazza che hai!
Sai che non mi riferisco al vestiario che devi indossare. Nessuna parte di te deve esporti al contagio o esporre altri a sofferenza certa.
È la corazza che deve isolare il cuore, che non deve permettere al virus della desolazione di impadronirsi di vene, arterie e diffondersi dentro un corpo che ora deve stare ritto, deve dare sapere, deve profondere scienza e coscienza.

Sai,caro dottore perché io non ho seguito le tue orme? Non sarei sopravvissuta all’impotenza di vedere un uomo morire. Ho sbagliato, lo so, oggi me ne rendo conto. Ho visto morire anche io,con la mia toga, tanta gente senza riuscire a porvi rimedio, a fornire un baluardo, a dire: La Giustizia trionfa. E tu sei stato più in gamba di me, perché almeno, un conforto lo hai dato. Una stretta di mano, un sorriso, uno sguardo complice anche laddove era disperato.

Si, è vero. Non tutti siete uguali. Molti si sono lasciati irretire , affascinati dal denaro e dal successo, altri hanno corrotto e altri ancora hanno abbandonato la nave appena il giocattolo si era rotto.

Ma tu sei qui, hai scelto di restare, oppure hai scelto di tornare sebbene avevi già dato la tua Missione e adesso volevi solo riposare. Ma chi ha giurato con l’anima ed il cuore, sa il prezzo dell’impegno, sa che la sua scelta si chiama Vita, fatta per il vivere e mai per il morire.

Caro dottore, in questa guerra tu sei avamposto. Ti hanno addestrato e so che lo sai fare, molti più giovani di te, scopriranno sul campo e , loro malgrado, il valore di quelle nozioni sterili che hanno studiato, il sogno di una vita che rinasce, il mondo che si ferma ad ogni addio.

Caro dottore, so che piangi spesso in questi giorni, senza lacrime perché annebbiano la vista, fanno venire il moccio al naso e goccioline sparse sono micidiali.

Lo so che strizzi il cuore appena a casa…quando tutto è silenzio, quando tutto è lontano, quando non c’è lo spasmo di un uomo che muore.

Caro dottore, resisti.
Sai che Domani avrai una medaglia? No, non quella nelle sale damascate del Potere, non quella luccicante delle ipocrisie del mondo, non quella che riponi sopra uno scaffale a prendersi la polvere delle civili inconcludenze.

Caro dottore, avrai la medaglia del nostro abbraccio, quella dentro cui, finalmente, piangendo potrai dire:- È finita, viva la Vita!-

E io, paziente, attendo quelle ore , nel mio eremo in cui elevo al mio Dio una preghiera:- Dona forza, coraggio e solidarietà al mio Dottore!