QUANDO FINIRÀ IL CONTO DEI MORTI DOVREMO FARE ALTRI CONTI

DI GIORGIO CREMASCHI

 

Quasi SETTEMILA morti, oltre SETTECENTO in più in un giorno solo, dato in crescita, e SETTECENTOMILA contagiati reali, secondo lo stesso Borelli, che ha dichiarato che essi sarebbero dieci volte quelli ufficiali. Il dato più grave nel mondo. In LOMBARDIA tutti i numeri dell’epidemia sono ancora in peggioramento.
NE USCIREMO, ma non facendo finta che vada meglio quando non è così e senza nascondere ciò che scandalosamente non va.
Siamo a quasi due mesi dalla proclamazione dello stato d’emergenza, che fu il 31 gennaio. E ancora oggi mancano le mascherine per i medici, i tamponi sono insufficienti per mancanza di personale, ma ai VIP che hanno un colpo di tosse si fanno violando tutti i protocolli. Mentre alla gente normale no, a meno che non sia grave. E gli ospedali scoppiano.
Insomma ancora tante cose imperdonabilmente non vanno e il modello cinese viene applicato nei parchi ma non nelle fabbriche. La polizia segue chi porta fuori il cane ma non c’è una sola ispezione nei luoghi di lavoro. OTTOCENTOMILA aziende DODICI MILIONI di persone lavorano ancora, il che vuol dire che almeno QUARANTA MILIONI coi familiari sono esposti al rischio contagio. Dopo quasi due mesi ancora non c’è una vera pianificazione della lotta all’epidemia, mentre ancora la Confindustria e non i virologi, decide cosa deve restare aperto. Il sindaco di Milano ora dice di essersi sbagliato quando lanciò MILANO NON SI FERMA, ma subito dopo afferma che il 27 febbraio nessuno poteva capire..un mese dopo la dichiarazione d’emergenza. La stampa italiana a gennaio crocifiggeva la Cina per una settimana di ritardi, ora fa appello all’unità del paese dimenticando il colpevole enorme ritardo che c’e qui.
Insomma basta con la retorica patriottarda della grande Italia che copre sconcezze. Oggi denunciare ciò che non va è dovere civico per fermare il virus. Sciacalli non siamo noi che lo facciamo, ma coloro che ci danno degli sciacalli solo per difendere una classe dirigente che sta mostrando tutta la sua incapacità ed inadeguatezza, coperte dall’arroganza.
La USB dedica il sacrosanto sciopero per la vita del 25 marzo all’infermiera di Monza che si è suicidata, travolta dal dolore e dalla fatica della trincea dove sta il personale sanitario. Io vorrei anche ricordare la donna che a Napoli si è buttata in strada ed è stata lì a lungo per ottenere i soccorsi per suo marito ammalato grave
SETTEMILA morti nascosti ed ammassati negli obitori e nei crematori ci chiedono di urlare BASTA per loro. Fate quello che serve, chiudete quello che si deve chiudere e portateci fuori dal massacro.