5 STELLE E PD E LA QUESTIONE DELLA DEFINIZIONE POLITICA CULTURALE E PROGRAMMATICA

DI ENRICO ROSSI

Grillo, nel suo stile, lancia una fatwa, una condanna, contro Di Battista, il leader movimentista e populista del M5stelle.
Sembra che l’intento sia di difendere Conte e quindi di spingere verso la svolta istituzionale e di governo dei penta stellati che, ricordiamoci, benché dimezzati alle europee e nei sondaggi, sono la prima forza in parlamento a sostenere l’esecutivo.
Dentro il M5stelle le diverse anime dovranno chiarirsi ed è auspicabile che prevalga la linea moderata, di governo ed europeista su quella antistituzionale ed antieuropeista.
Sarebbe altresì auspicabile che questo dibattito avvenisse in modo trasparente, con una partecipazione effettiva dei militanti e degli elettori; secondo quel dettato della Costituzione, purtroppo mai tradotto in legge, che prevede che con i partiti i cittadini possano contribuire con metodo democratico alla politica nazionale.
Se questo avvenisse sarebbe davvero un gran passo avanti.

Ma la questione della definizione politica culturale e programmatica non riguarda solo i grillini.

Anche il PD, a mio avviso, dovrebbe sentirsi stimolato a fare un chiarimento programmatico e ideale.
A mio parere un segretario ce lo abbiamo. Questa volta, mi auguro che anziché uno scontro tra personalità ci sia una battaglia delle idee, un confronto serio sui contenuti di un moderno partito di sinistra che vuole parlare ai lavoratori, ai ceti medi, essere europeista ed ispirarsi agli ideali di eguaglianza e libertà del socialismo e della cultura politica popolare.