NEL NOME DI LA PIRA, POZZALLO SI OFFRE DI NUOVO ALL’ACCOGLIENZA

DI LUCA SOLDI

Prosegue la missione di Mare Jonio di Mediterranea nelle acque a ridosso della Sicilia. Il compito è ancora quello di salvare più vite umane possibile dalla forza del Mare ma anche dall’indifferenza. È proprio che nella Giornata Mondiale dei Rifugiato arriva la notizia che l’imbarcazione gestita da Mediterranea ha compiuto la sua più importante missione dalla ripartenza.

E lo fa completando questa sua missione attraccando al porto di Pozzallo che l’accoglie nel nome dei valori portati avanti dal suo grande concittadino, Giorgio La Pira , che qui ebbe i natali per diventare più avanti negli anni uno dei più grandi politici di questa nostra Repubblica.

Mediterranea, è bene ricordarlo a quanti non lo conoscono, è quella piattaforma composta da tante realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le ONG, criminalizzate dalla politica e senza che nessuna inchiesta avesse portato a una sentenza di condanna, erano state in gran parte costrette ad abbandonarlo.

Mediterranea è parte di quel mondo di ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, partendo dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque che sono soprattutto le nostre.
Mediterranea però vuole essere qualcosa di diverso, vuole essere una realtà che spinge ancora di più alla corresponsabilità.
È , si può ben dire di un’ “azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di radici diverse, di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di ridare speranza, ritrovare il valore di umanità e difendere il diritto e i diritti di tutti.
Mediterranea come tengono a precisare i suoi volontari, non cerca lo scontro fine a se stesso, non è serva di una visione partitica ma obbedisce, semplicemente, ai principi costituzionali, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle basilari del mare sino al diritto dei diritti umani, alla promozione dei valori del Bene Comune.
In tutto ciò diventa fondamentale l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni.

A partire da un nucleo promotore di cui fanno parte associazioni come l’ARCI e Ya Basta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine on line I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo, ma anche il mondo della Chiesa Cattolica più aperto e la stessa Banca Etica che ha concesso il prestito per poter avviare la missione e supporta inoltre le attività di crowdfunding e tutoraggio per gli aspetti economici di tutta l’operazione.

Con Mediterranea si è voluto costruire un luogo aperto, solidale e fondato sul rispetto della vita umana. Un mondo che con le sue navi di soccorso agisce nelle acque più abbandonate alle indifferenze del “Nostro Mare” e che allo stesso modo, promuove in tutto il Paese, sempre più in balia delle indifferenze, la cultura della solidarietà, del Bene, della corresponsabilità.
Prova ne è l’azione di denuncia avvenuta nei mesi di fermo per la Pandemia mentre da tante parti si continuava a minimizzare la portata dei drammi avvenuti nel Mediterraneo e le angherie portate avanti dalle milizie libiche nei centri di detenzione dove venivano tradotti gli sventurati “salvati” dalla furia del mare.

Mare Joinio di Mediterranea, dunque, era salpata alcuni giorni fa con rotta le famigerate aree a ridosso della costa libica e quelle abbandonate della SAR Maltese.
L’imbarcazione in difficoltà, hanno raccontato da Maditerranea, era stata segnalata da Alarm Phone,”ma né le autorità italiane né quelle maltesi si erano attivate in soccorso dei naufraghi. Sul barcone a rischio di affondare erano presenti 65/70 persone, tutte sono state trovate in buone condizioni ma molto provate da tanti in giorni in mare e da almeno 48 ore senz’acqua”. “In questi giorni – hanno raccontato dalla ong – siamo stati testimoni diretti di un respingimento operato dalla cosiddetta guardia costiera libica, una violazione dei diritti umani avvenuto a poche miglia da noi. Una prassi ormai consueta nel Mediterraneo centrale. Siamo felici di aver salvato i 67 profughi costretti a diventare naufraghi per fuggire da guerra e torture, ma il nostro pensiero va a chi è stato respinto verso le stesse violenze”.
Dopo quasi cinquanta miglia di navigazione, la nave è attraccata al porto di Pozzallo dove è arrivata proprio in coincidenza della conclusione della Santa Messa dedicata a San Giovanni Battista il patrono della città.
Ad accoglierla, con il suo prezioso carico di umanità, anche il sindaco Roberto Ammatuna.
Per l’occasione il Comune ha emanato un comunicato stampa che vale la pena di diffondere, di riportare la parte essenziale:
“Mare Ionio è entrata al porto di Pozzallo nel giorno in cui iniziano le festività per San Giovanni Battista co-patrono della Città.
La Messa in porto ha salutato l’ingresso della nave e delle 67 persone a bordo salvate dalla morte, dalla guerra e dalle torture che avvengono in Libia.
L’equipaggio di Mediterranea tra cui alcuni cittadini di Pozzallo, ha espresso durante un incontro tenutosi a Palazzo di Città con il Sindaco Roberto Ammatuna, una profonda gratitudine al Sindaco e alla Città di Pozzallo per essersi rivelata ancora una volta un porto sicuro è pieno di umanità.
Il Sindaco ha ricordato la figura di Giorgio La Pira che da Pozzallo dove nacque immaginò un Mediterraneo di pace e solidarietà tra le genti”.