ALESSANDRO PORTELLI: ‘ DYLAN SI RIPRENDE LA PAROLA CON ROUGH AND ROWDY WAYS’

DI CARLO PATRIGNANI

Più che la rinascita, Rough and rowdy ways, è la ripresa della parola in quanto Dylan è stato sempre presente sulla scena culturale americana ed oggi, ad otto anni da Tempest, si riprende la parola con tutta la sua ben nota creatività.
E lo fa in un momento particolare per gli Usa: la pandemia del Covid 19. In Murder moust foul, il brano di quasi 17 minuti diffuso da Dylan alla fine di marzo e incluso in questo doppio CD, Dylan ammoniva che l’America non aveva imparato niente dalla tragedia della morte di Kennedy: probabilmente, sta avvertendo che rischiamo di non imparare niente neanche dalla crisi del Covid-19.
Così Alessandro Portelli, critico musicale, anglista italiano, già docente di letteratura angloamericana alla Sapienza di Roma e scrittore, tra i più profondi conoscitori di Bob Dylan, parla dell’ultimo album del cantautore di Duluth, l’artista che ha, genialmente, fuso insieme folk e rock, folklore e popular culture, intrecciando la parola con il suono, la voce e il corpo.
Portelli ha scritto nel 2018 per Donzelli Bob Dylan, pioggia e veleno – Hard Rain: una ballata tra tradizione e modernità, incentrato sulla ballata Hard Rain (pioggia battente) incisa per la prima volta nel 1962 e che nel 1976 diede il nome all’album registrato dal vivo.
Successivamente, nel 2016, quando a Dylan fu conferito il Premio Nobel per la letteratura mai ritirato, Patti Smith per l’occasione ripropose la più grande canzone di protesta – secondo la celebre rivista Rolling Stonesscritta dal più grande degli autori di canzoni di protesta della sua epoca, ossia, A Hard Rain’s A-Gonna Fall.
Dylan con Murder Most Foul riparte da Kennedy, per parlarci dell’America diventata non soltanto il paese più oppresso dalla pandemia, ma anche il paese contrassegnato dal razzismo, dall’odio razziale contro i neri.
Attenzione a non cadere in generalizzazioni improprie: il razzismo e l’odio razziale – avverte Portelli non riguardano e non sono propri solo degli Usa: Europa ed Italia non fanno eccezione. Né tanto meno riguardano indistintamente tutti gli americani: ci sono molti che si battono, negli Usa, per la democrazia, la libertà e l’uguaglianza e fra questi da sempre c’è proprio Dylan.
Così come, nota ancora Portelli, non si può dire che soltanto negli Usa avvengono le stragi nei campus universitari o nei luoghi affollati: questi tragici eventi sono accaduti, accadono, pure in Germania, in Norvegia, in Inghilterra. E se per le armi, negli Usa, è consentita la vendita indiscriminata, in Italia Salvini parlava di fare lo stesso. Ecco, su certe generalizzazioni ci starei molto attento. Vero è che, rifacendoci a Dylan, dall’assassinio di Kennedy non abbiamo tutti, e non solo gli Usa, imparato nulla.
Il grido di dolore di Dylan, che evoca, tra l’altro, il Macbeth, hanno fatto saltare il cervello del Re, deve far riflettere tutti, dunque, perchè quella giornata oscura di Dallas del 1963 è ancora viva e la morte di Kennedy – secondo Portelli – è più di un assassinio politico.
Poche settimane dopo la comparsa di Murder most foul, in una intervista al New York Times, Dylan parla della devastante pandemia del Covid 19 che non crede sia una punizione divina: forse siamo sulla soglia della distruzione – dice – Ci sono molti modi in cui si può ragionare su questo virus. Io credo che si debba semplicemente lasciare che il virus faccia il suo corso.
E allora chi ma sarà quel False prophet (falso profeta) raffigurato con il volto della morte, vestita con una smagliante giacca e un cilindro in testa, che ha in una mano un pacco e nell’altra una siringa, assai significativa?
Non credo che Dylan abbia in mente un individuo – risponde Portelli e la siringa non fa riferimento unicamente al vaccino: non potrebbe essere l’eroina? Personalmente credo piuttosto che Dylan faccia riferimento ad un intreccio tra falsità e menzogne in cui c’è anche il sistema mediatico e della comunicazione. Ad esempio disse una volta che per lui la pioggia battente (Hard Rain) non era la pioggia reale quanto la falsità e le menzogne dei media.
Qual’è la novità del nuovo album e quale lezione ci viene dal suo autore?
La novità del nuovo album di Dylan è l’ulteriore sviluppo di un virtuoso e ricco percorso per radicare la creatività nella storia, in un lungo periodo condiviso. E’ la ricerca continua del rapporto con il passato e la storia. La lezione che ci viene da Dylan che per rinnovare la sua vena creativa affonda le radici nel blues è imparare dalla storia e non eludere la tragedia rifugiandosi in visioni consolatorie, conclude il 77enne insigne critico musicale.