IL DIRITTO CHE QUESTUA. FLASH MOB DEGLI AVVOCATI A ROMA CONTRO LA RIAPERTURA A RILENTO DEI TRIBUNALI

DI MARINA NERI

Ieri a Roma, dinanzi al bellissimo palazzo della Corte di Cassazione è andato in scena un funerale, con tanto di bara, necrologi e manifesti.

L’imponenza di quel palazzo incute soggezione. La bellezza, sia pure evidente e incontrovertibile delle forme, delle volute, dei ricami, passa in secondo piano rispetto al suo significato: quello è il Terzo Grado del giudizio italiano. Il dicktat perentorio e severo, senza più soluzione,senza più cavillo.

Ieri su quel meraviglioso prato verde un funerale. Una bara.

Un funerale eccellente.
No, non quello di un boss di quartiere con tanto di elicotteri lancia petali di rosa, o banda a suonare il Padrino, o stuoli di prefiche prezzolate a piangere a comando.

Ieri accompagnavano il feretro tante toghe. Le toghe nero pece degli avvocati del Consiglio dell’Ordine di Roma. Un flash mob per dire plasticamente che, dopo l’agonia della mala giustizia degli ultimi anni, il malato ha tirato le cuoia.

Codici restituiti in tutti i tribunali d’ Italia.
Una protesta insolita, plateale diranno i cultori del bello e del politicamente corretto.

Si, perché dagli avvocati ci si aspettava la stoccata di fioretto, l’eloquenza, la retorica che fa dire” vinceremo o perderete”.

Il vaso è colmo. Il Covid 19 ha scoperchiato Pandora. E mentre si legge di intercettazioni in cui magistrati, alti membri del CSM avrebbero , il condizionale è d’obbligo fino a quel terzo grado di giudizio che ci rende garantisti, manipolato nomine ed esercizio dell’azione penale, il DIRITTO langue e muore soffocato nella melma dei ritardi.

Riparti Italia! Dopo lo slogan la nazione ha cercato di ripartire.
Tutto, persino i tribunali, almeno sulla carta.

Ma, siccome ogni testa è un Tribunale, ogni sede in Italia ha deciso secondo le disposizioni dei Presidenti. Quindi tanti provvedimenti distinti per quanti i presidenti di tribunale. E gli avvocati a inseguire protocolli. Una delocalizzazione della giustizia pur restando nella stessa nazione.

Udienze da remoto, poche, pochissime. Processo cartolare quando è andato bene e si è stati miracolati. Negli altri casi rinvii.
Rinvii che vanno ad accrescere l’elefantiaca mole delle lungaggini processuali italiche foriere di processi per responsabilità nei confronti del Ministero della Giustizia perché ledenti la normativa europea sui diritti dell’uomo ad avere un Equo Processo. Equo che sta anche per ” breve”, divenendo illegittima una esposizione sub iudice quasi a vita.

Gli avvocati dell’Ordine romano, ma ad essi idealmente unite le toghe di tutta Italia, hanno, quindi, manifestato il loro dissenso e il disagio di un intero settore.

Davanti al Palazzaccio di Piazza Cavour campeggiavano i cartelli con la scritta

“#non ti posso difendere”.

” Si è spenta la Giustizia”.
Consapevoli che non si può discutere una causa racchiudendo in quattro pagine la difesa di anni di giudizio, di prove. Una discussione è fatta anche di contrazioni del viso, di muscoli che si distendono, di mani che si muovono, di toni della voce acuti, bassi, a sottolineare enfasi e pathos.

L’essere Avvocato è una passione ancor prima di essere un mestiere, è l’arte dell’improvvisazione, il guizzo del momento, il colpo di reni che fa rialzare mentre un momento prima si era schiena a terra.

Gli avvocati chiedono a gran voce la riapertura dei tribunali. Con le dovute precauzioni. Con i dovuti controlli. Con regolamentazione intelligente e razionale.
Il Presidente dell’Ordine di Roma, Antonino Galletti, avrebbe dichiarato: ” Gli avvocati ribadiscono che nella “fase 3” la Giustizia quotidianamente si confronta con udienze rinviate, processi a distanza farraginosi, udienze in presenza distillate con il contagocce…Come abbiamo ripetuto più volte, il tema non è solo il malessere dell’avvocatura, che pure è fortissimo, ma il fatto che chiudendo le porte delle Giustizia, si chiudono le porte in faccia ai cittadini, che alla Giustizia si rivolgono per vedere tutelati i loro diritti. Negare la Giustizia, impedirne il corretto funzionamento, significa negare i diritti degli italiani”

Il Codice è una propaggine per un avvocato. Restituirlo significa la Resa. Per chi ci crede. Per chi non ha mai fatto della preghiera di un uomo a chiedere giustizia il mercimonio per la vendita della propria anima.

Foto di Marina Neri