EMILIO FEDE: DURA LEX SED LEX, ALMENO LASCIATECI QUESTO

DI VINCENZO PALIOTTI

E’ una massima che abbiamo ormai abbandonata da anni, più o meno dall’avvento del berlusconismo che aveva in cima ai principi la “contestualizzazione” delle leggi dello Stato che potevano essere, a loro dire, messe in discussione a seconda del reato, di chi lo commetteva e secondo il danno arrecato, che poi quest’ultima considerazione è del tutto soggettiva, un reato è un reato e va sanzionato se viene accertato.

Per cui, in poche parole, se vogliamo tornare ad una società “normale” dobbiamo smetterla di contestualizzare, se qualcuno sgarra, infrange una legge è giusto che venga giudicato e, qualora provata la sua mancanza ne paghi le conseguenze.

Il caso di Emilio Fede è un esempio di tutto questo, condannato in via definitiva a quattro anni e sette mesi nell’ambito del processo Ruby bis per favoreggiamento e tentata induzione alla prostituzione, ha scontato sette mesi di arresti domiciliari e deve completare la pena con quattro anni di servizi sociali. Nonostante ciò, nonostante cioè di aver potuto evitare il carcere, per l’età, nonostante l’affidamento ai servizi sociali, altro beneficio sempre rispetto al carcere, Fede sarebbe partito per Napoli senza attendere l’autorizzazione del giudice di sorveglianza milanese.

Ora si legge da tante parti quanto “esagerato” sia stato questo provvedimento, la signora Fede per esempio ha dichiarato: “mio marito trattato come un boss” (La Repubblica 24/6/2020), altri dicono che data l’età si sarebbe potuto evitare.

Niente di tutto questo, Fede è un cittadino come tanti altri e come tanti altri è stato trattato, ha goduto giustamente di un processo giusto basato su fatti, su testimonianze che lo inchiodavano alle sue responsabilità, ha goduto dei benefici di legge, a differenza di altri che il carcere lo scontano. In risposta poi alla signora Fede c’è da dire che se veramente suo marito fosse stato “trattato come un boss” a quest’ora sarebbe in carcere sottoposto al 41 bis e non nel suo appartamento lussuoso con tutti i comfort, dal quale lui si è allontanato illecitamente, e questo è un fatto.

Questo non è giustizialismo è solo pretendere rispetto per le leggi, per chi le amministra e deve essere d’esempio alle future generazioni che comprendano quanto sia sbagliato non rispettare leggi e Costituzione che rappresentano il grado di civiltà di un popolo.