DOPO IL CORONAVIRUS E’ CALATO IL SILENZIO SUL MONDO DEL TEATRO

DI MASSIMO WERTMULLER

Da tempo mi appassiono di argomenti come i diritti degli animali o l’Ambiente, che prendono il mio cuore e la mia umile attenzione ormai più di questo mio mestiere smemorato e traditore. Però, tuttavia, resta anch’esso una grande passione, e soprattutto ci vivo. Voglio solo esprimere qui le mie preoccupazioni, non servirà a niente, ma serve senz’altro meno dirsele da solo. Gli Stati Generali sono senz’altro iniziativa meritoria, utile. Al momento, però, in attesa di misure e scelte pratiche generate da quegli incontri, se mi volto indietro a quei giorni, vedo una passerella. Qualche karaoke, molti sorrisi complici, tante grida di dolore,e poi subito di nuovo sorrisi. E siano benvenute tutte le adunate, i censimenti, le aggregazioni, le iniziative solidali realizzate per il nostro settore . Ma il mio pensiero va subito a chi subirà di più i colpi di questa crisi. Il teatro e la cultura già soffrivano per la loro salute precaria, per la mancata, dovuta attenzione,che invece meriterebbero. Che dolore sarà ricordare il silenzio delle istituzioni , durante la pandemia,sulle urgenze del nostro settore, silenzi rotti solo da un discorso davvero accorato per le nostre sorti dell’ex  Presidente Grasso al Senato e oggi solo in parte lenito da questa nuova attenzione del governo.

Che dolore sarà l’aver capito di non essere così necessari per la comunità come invece siamo. E se quando parliamo di FUS parliamo di cifre che rasentano l’elemosina ,ci si preoccupa pure un po’ di più.  2017 . Da allora, dallo 0,7 del PIL come investimento in cultura, siamo passati allo 0,8. Inutile è paragonare questo investimento a quello di tanti altri paesi. La metà della Francia, per esempio, e un quarto dell’Ungheria……Ma, ripeto, mentre chi ha costruito nel tempo spalle e gambe più forti, per vari motivi, accanto a questi esistono da sempre quelli che rischiano di più. I “piccoli”. I piccoli imprenditori, i piccoli teatri, i piccoli tecnici, i piccoli attori, i piccoli registi. Piccoli non certo per qualità, che spesso trovi eccellenze quasi più qui che altrove, ma per contesto operativo ed economico.

A Roma ci fu l’epoca vitale delle avanguardie, un’epoca che viveva e proponeva il suo teatro nelle famose “cantine”. Senza arrivare a queste, oggi ,parallelamente ai salotti buoni, alle compagnie di giro, ad un diffuso e antico provincialismo, esistono i piccoli teatri dove è ancora possibile rappresentare , e soprattutto vedere, idee, passioni, spettacoli alternativi. Se è vero, come è vero, che argomenti come l’età media alta dell’abbonato che tiene in vita il teatro, oppure la dimensione del piccolo teatro che con il metro di distanza tra spettatore e spettatore non potrà mai riaprire, per non parlare degli attori in mascherina a un metro l’uno dall’altro sul palcoscenico, peggioreranno le difficoltà, ecco perché le vittime più fragili e più colpite sono chiaramente identificabili. E non vedo, per esempio, una chiara e forte politica di promozione almeno di teatri all’aperto per tutta questa estate, per dire. Anzi, il bando, la burocrazia, come sempre, strozzano anche la più umile delle iniziative. Non lo so, ma non vorrei che nonostante i nuovi “associazionismi”, e gli Stati Generali, benemeriti, per carità, fossimo comunque molto lontani da una rivoluzione, italiana non francese, così urgente invece per il nostro settore, e che il virus poteva stimolare….