LO CHEF FILIPPO COGLIANDRO A REGGIO CALABRIA RIPARTE DA DALI’

DI MARINA NERI

Parte da Reggio Calabria una iniziativa che vuole coniugare cibo, cultura, arte e amore per il sociale.

La Cena Salvador Dalì ideata dallo chef Filippo Cogliandro coadiuvato dal Direttore artistico Elisabetta Marcianò che ci proiettano nell’universo surreale dell’artista spagnolo, tradotto nei piatti realizzati con prodotti tipici calabresi e con una finalità preziosa: parte del ricavato della cena sarà destinato al restauro di un’opera d’arte patrimonio della città.

Solo qualche giorno fa una nota compagnia aerea nel pubblicizzare i voli da e per la Calabria, sulla sua pagina web scriveva che è terra di mafia e di terremoti in cui le ali del turismo sono tarpate dalla cappa soffocante che la sovrasta. Un biglietto da visita talmente stereotipato e pregno del pregiudizio che blocca al pari dei suoi mali atavici, da smorzare gli entusiasmi di un qualsiasi intrepido turista.

Così, veicolare uno stereotipo finisce per convincere anche i figli di quella terra che “ Avere un tesoro e non poterlo mostrare è la nostra più amara delle condizioni”( Corrado Alvaro).

Poi capita che un uomo comprende che la Rassegnazione è la morte di un popolo e che attraverso le sue mani, attraverso la sua intelligenza può offrire il Bello, può far sì che la catarsi indotta da un’opera d’arte inneschi un effetto domino che trova nell’orgoglio dell’appartenenza la sua linfa vitale.

Non è un pittore, non è uno scultore eppure le sue mani traducono il bello. Anche quando quelle mani dicono no al malaffare. Sono le mani di uno chef che da anni porta la cultura calabrese in giro per il mondo e dinanzi ai suoi piatti ogni vagheggiamento negativo cede alla fantasia, alla prelibatezza, a un gusto che sa dei sapori e dei colori della sua terra.

Ambasciatore del gusto, cultore dell’essenza dei prodotti del territorio, sperimentatore e ricercatore di novità che nascono dai suoi aspri monti, dalle sue onde cristalline, dalle grotte e dai recessi di un’anima indomita alla perenne ricerca della perfezione del piatto da offrire.

Mai domo e mai pago, la stasi del lockdown è stata l’occasione per reinventarsi e dare la stura a un sogno: dare la parola alle opere d’arte attraverso i piatti della sua fantasia.

La lettura de “ Les Diners de Gala” il manuale di cucina surrealista di Salvador Dalì, con le sue illustrazioni e i piatti inventati dal grande Maestro è stata la lampadina di Archimede che ha illuminato la sua progettualità durante il periodo del confinamento a causa del covi 19.

Alla conferenza stampa odierna per il lancio dell’iniziativa, Elisabetta Marcianò, artista reggina, nonché direttore artistico dell’evento, ha dichiarato:- Mi emoziona questa iniziativa perché mi regala il principio “dell’eternità dell’arte”. Avere fatto incontrare Salvador Dalì e Filippo Cogliandro è stata una alchimia bellissima, perché l’ossessione di Salvador per il cibo è anche l’ossessione di Filippo. Egli ha reinterpretato alcuni piatti inserendo altrettante opere d’arte che sono i prodotti tipici del nostro territorio. Ne risulta un menù assolutamente surreale, geniale, in cui alcuni prodotti come la patata aspromontana o il bergamotto di Reggio Calabria diventano delle vere e proprie opere d’arte per creare una terza forma artistica–

Filippo Cogliandro, di professione chef, artista del cibo per passione, ideatore di Arte che si nutre di Arte e restituisce bellezza ad una città affamata di riscatto sociale.

Presentando la sua ultima avventura dichiara:- Attraverso il cibo riusciamo ad addentrarci nella filosofia di vita di Dalì, un connubio perfetto che unisce i legami del tempo di ieri di oggi e speriamo di domani. Avere legato la mia cultura alla cultura del cibo mi ha permesso di creare nel tempo una attività, una identità personale e territoriale gastronomica che oggi viene letta e gustata da tanti. Con questa iniziativa desidero dare un senso alla mia vita, voglio lasciare il segno, mi piacerebbe essere ricordato come colui che ha contribuito a dare una identità gastronomica al territorio, come colui che ha voluto tanto bene a questa terra, alla sua città da dedicarsi a questo amore attraverso il cibo e il modo di renderlo. –

Durante il lockdown l’attività solidale non si è mai sopita al punto da preparare pasti, assieme al suo staff formato da ragazzi italiani e da giovani immigrati, per le persone meno abbienti e in condizioni di disagio. Attività indefessa che gli è valso il riconoscimento internazionale “ Premio Bontà”.

-Sono riuscito a farlo con naturalezza, grazie al contesto sociale in cui vivo e alla generosità della gente della mia terra. Oggi parlare del mio impegno sociale non è una prerogativa solo di Filippo Cogliandro, io parlo, mi muovo, agisco, perché questa terra e i suoi prodotti eccellenti me lo permettono-

– Il progetto, “ La Cena Dalì”, ha l’ambizione di creare un corridoio sinergico fra istituzioni, mondo dell’associazionismo e realtà della ristorazione al fine di motivare tutti a fare la loro parte nella rinascita della città. Parte del ricavato delle due serate sarà destinato al restauro di un’opera d’arte del patrimonio del comune di Reggio Calabria. Attraverso l’iniziativa, che sarà una delle tante che seguiranno, tireremo fuori “dalle cantine del Comune” le opere d’arte da restaurare rendendole fruibili non solo per noi ma per tutti i cittadini. Tutti i cuochi di Reggio Calabria hanno promosso una iniziativa importante: propongono e promuovono ciò che il territorio offre, una economia circolare che permetterà a tutti noi, alle nostre aziende e alla città di ripartire anche dal punto di vista economico. La cultura del bello che alla fine riscatta e fa muovere anche l’economia. E siamo noi ristoratori che usufruiamo del movimento turistico a dovere contribuire facendo di tutto per invogliare la gente a venire a trovarci. –

“ La persistenza della Memoria” in fondo è questo il messaggio lanciato dall’ iniziativa , forse lo stesso lanciato da Dalì il giorno in cui decise di dipingere gli orologi molli.

Scogli a giacere dentro una luce di un’alba lontana, quasi mistica , un ulivo dai rami scarni come un tempo senza ricordi e senza futuro. Orologi a distendersi molli, come un formaggio con la sua “ ipermollezza”.

Il Tempo a scorrere su tutto e la volontà , tipicamente umana, di lasciare impronte attraverso l’Arte, anche quella culinaria, affinchè l’oblìo non cancelli il chi siamo stati e proietti verso il futuro, senza resa e senza cedere al ricatto della rassegnazione soprattutto a Sud.

Foto di Marina Neri