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SCUOLA. INSIEME MA DISTANTI DALLE ‘RIME BUCCALI’

DI CHIARA FARIGU

Se l’imperativo nella cosiddetta ‘fase 2’ per la riapertura di negozi, ristoranti, uffici, stabilimenti balneari e attività aperte al pubblico era assicurare il distanziamento sociale tra tavoli sedie scrivanie ombrelloni, nella ‘fase 3’ per la riapertura della scuola si cambia.

Accantonato il distanziamento dei banchi, peraltro quasi mai singoli, il Miur, dopo le rimostranze dei capi d’istituto del ‘banchetto dove lo metto’ sforna quello delle ‘rime buccali’. Diventata dopo pochi minuti la parola più cliccata su google. Seconda solo a ‘congiunti’ che tutt’ora non schioda dalla prima posizione.

Dire ‘bocca’ sarebbe stato troppo prosaico, soprattutto se riferito al distanziamento dei luoghi di cultura per eccellenza come la scuola. Decisamente più in carattere e soprattutto più cult chiamare ‘rime buccali’ quelle fessure tra le due guance che oltre al linguaggio verbale la dicono lunga su quello emozionale.

Se poi aggiungiamo che distanziare le ‘rime buccali’ (per le mascherine, si vedrà…) consente di risparmiare spazio rispetto alla divisione di banchi e studenti, ben venga la citazione aulica. Del resto il CtS è lì anche per questo, o no?

Vuoi vedere che zitti zitti hanno trovato il modo di eliminare, si fa per dire, le ‘classi pollaio’, spostando, smistando dieci studenti qui, dieci là all’insegna di ‘Insieme ma distanti dalle rime buccali?

A pensar male….