VENEZUELA: ELEZIONI PRESIDENZIALI MADURO FOREVER

DI ANTONIO NAZZARO

Oggi si vota in Venezuela per rieleggere l’attuale presidente Maduro che nella scheda elettorale appare ben dieci volte ricordando un’opera di Andy Wharol.

Nei manifesti che appaiono su diversi mezzi di comunicazione del paese i seggi elettorali ricordano immagini di una città deserta nessuna coda di elettori. Niente a che vedere con le code chilometriche di quando i supermercati vendono i prodotti a prezzo “controllato”. L’aumento dello stipendio minimo pre-elettorale non sembra aver avuto la forza rivoluzionaria sufficiente da spingere la gente al voto.
Due milioni e mezzo di stipendio non hanno al momento riempito i seggi elettorali forse perché un chilo di pomodori costa un milione.
La propaganda continua a parlare della guerra economica per giustificare la situazione di fame in cui versa il Venezuela. Resta da capire come mai Cuba, che vive sanzioni economiche da più di 60 anni, riesca a dare educazione, cibo, istruzione e ospedali al popolo senza avere nemmeno la millesima parte delle ricchezze del Venezuela.
Forse perché a Cuba si é fatta sul serio la rivoluzione. Misteri della non rivoluzione chavista-madurista. Persino il seggio elettorale dove ha votato il “nuovo” presidente Maduro si vede deserto alle 10 del mattino. Nel barrio Catia, una delle roccaforti della rivoluzione, che ricorda sempre di più la crociata dei pezzenti, nelle foto del seggio si vedono volare pezzi di carta come gli arbusti nei film Western mentre una nutrita fila di persone aspetta l’arrivo del pane a poche centinaia di metri dal seggio elettorale.
Il seggio dove avrebbe dovuto votare il capo della campagna elettorale di Henri Falcón, in teoria candidato dell’opposizione ma in verità sostenuto da quasi nessuna delle forze dell’opposizione che considera il voto di oggi una truffa elettorale, è rimasto chiuso per l’assenza di chi dovrebbe controllare lo svolgersi regolare dell’esercizio democratico del voto.
Il canale Telesur mostra immagini di persone in attesa di votare in uno dei centri di votazione più grande del paese: il liceo Andrés Bello di Caracas e una giornalista s’impegna a ripetere quanti venezuelani sono scesi a votare ma l’inquadratura non si apre mai per far vedere questa moltitudine di votanti e ad occhio e croce non si vedono più di 50 persone e sono 20 milioni i venezuelani chiamati a votare in questa domenica. Nelle foto dei mezzi di comunicazione che non appartengono al governo il numero di votanti è a dir poco scarso.
Difficile capire chi dice la verità e gli osservatori internazionali presenti per “controllare” lo svolgersi democratico del voto già parlano di “festa della democrazia” come l’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa che esprime così la sua figura di super partes.
Secondo i dati del governo alle 10 e 20 del mattino hanno votato già 2 milioni e mezzo di Venezuelani.

Maduro sarà il vincitore anche se il 75% dei venezuelani è contrario alla sua politica. Secondo gli analisti, a suo favore pesa il controllo sociale e istituzionale -incluso quello militare- e la frattura dell’opposizione i cui leader e partiti sono stati escusi dalla campagna elettorale.
La coalizione dell’opposizione Tavolo della Unità Democratica (MUD) si è rifiutata di partecipare al voto che lo considera una farsa, ma per dare una parvenza di democrazia al suffragio odierno l’ex chavista –volta gabbana quanto mai utile al potere- Henri si è separato da questa linea presentandosi come candidato alternativo al presidente Maduro.
Gli altri tre candidati oppositori non hanno nessuna chance ed uno dei tre si è anche già ritirato dalla contenda elettorale.
Resta da capire se avvenisse l’impossibile ovvero la vittoria di Falcón come funzionerebbe lo Stato visto che l’incarico di presidente inizierebbe nel 2019 e il paese si troverebbe ad avere due presidenti e un‘assemblea costituente fedele al potere attuale, che non ha ancora neanche scritto un articolo della nuova costituzione ma ha legiferato leggi che ricordano quelle del fascismo italiano e il parlamento eletto dal popolo che ha dato la maggioranza all’opposizione ed è stato bloccato dal Tribunale Supremo di Giustizia ma non è mai stato sciolto.
Il presidente Maduro al momento del voto si è fatto il segno della croce forse per ricordare il paese che ha inchiodato tre volte nel legno.