NELL’ESEMPIO, LA CHIESA SI FA PARTE

NELL’ESEMPIO, LA CHIESA SI FA PARTE

Non è certo solo la preghiera, ancora di più in questo tempo così difficile che può bastare a colmare il senso più profondo di religiosità di cui sentiamo il bisogno. Occorre andare alla radice certo senza venir meno alla necessità di assecondare la forza della spiritualità che portiamo intimamente. Occorre però, allo stesso tempo, farsi parte nel Mondo, per il Mondo. E come ad Emmaus occorre voltarci, guardarci intorno. Anche al tempo della pandemia e forse anche di più in una terribile opportunità come quella che ci si pone oggi davanti. Per questo ci sono modi, strumenti ed occasioni che pur nella necessità di rispettare le norme, anche quelle più stringenti che consentono di aprirci e correre in soccorso a quanti nella società ci tendono la mano. Una responsabilità che ricade su ogni credente ed ancora di più sulla Chiesa stessa e su ogni suo Pastore. Non è un concetto, un tema nuovo. Ci sono attenzioni verso le quali il Santo Padre si sofferma di continuo. Impegni pressanti ai quali, anche nella stessa Chiesa, si risponde a fatica basta vedere casi di esperienze forti, a noi vicine che proprio dalla Chiesa, ancor prima che dalla comunità, soffrono di lontananze. Queste, oramai ad anni di distanza dal loro sorgere, sono luoghi di esercizio ancora dominati dalle incomprensioni. Allo stesso tempo la Chiesa si fa portatrice, in infinite realtà, di impegno e fatiche indicibili nella lotta alle indifferenze. Ma per il Santo Padre si tratta di un concetto mai finito, di una missione ben più che necessaria. Ed anche oggi Francesco nel corso della Santa Messa celebrata a Casa Santa Marta, quella del martedì della V settimana di Quaresima, fa risuonare questo richiamo L’antifona d’ingresso è un incoraggiamento che si fa monito: “Sta’ in attesa del Signore, prendi forza e coraggio; tieni saldo il tuo cuore e spera nel Signore” (Sal 26,14). Parole che permettono di introdurre una riflessione fondamentale alla celebrazione. Il Papa Francesco va a chi non ha casa in questo periodo caratterizzato dalla pandemia di coronavirus: “Preghiamo oggi per coloro che sono senza fissa dimora, in questo momento in cui ci si chiede di essere dentro casa. Perché la società di uomini e donne si accorgano di questa realtà e aiutino, e la Chiesa li accolga”. Sì, la “Chiesa li accolga”, verrebbe da ribadire, perché la Chiesa è Madre, ed è anche Casa. Nell’omelia, commentando le letture odierne tratte dal Libro dei numeri (Nm 21, 4-9) e dal Vangelo di Giovanni (Gv 8,21-30), FRancesco ci ricorda che Gesù si è fatto peccato per salvarci: “Lui è venuto al mondo per prendere i nostri peccati su di sé: sulla croce non fa finta di soffrire e morire. Contempliamo Gesù sulla croce, e ringraziamo”. Francesco ha poi terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare una Comunione dal profondo senso spirituale.