TUTTI GLI ERRORI DEL GOVERNO SUL CORONAVIRUS. ANCHE SE MOLTI ALTRI NEL MONDO FANNO PEGGIO
Ho sentito Conte, fase uno, due, tre, chi vivrà vedrà, gli altri intubati. Pasqua a casa (ci mancherebbe), lo choc simmetrico, contemperare le esigenze, dopo il 13 aprile vedremo ma non fatevi illusioni (giusto). Non lo adoro, Conte, c’è in giro tuttavia di peggio. Sì: tutto sommato e soprattutto a confronto con altri Paesi occidentali (Uk, Usa, ma anche Francia) abbiamo avuto finora un governo più che decente nelle sue decisioni. Detto questo, ci sono stati errori gravi che sarebbe intellettualmente disonesto non vedere. E lo so che alcuni si vedono con il senno del poi, ma errori restano. 1. Non mettere in zona rossa la Val Seriana e Bergamo, ad esempio. Non lo hanno fatto perché avevano paura di creare il panico dopo aver chiuso Codogno. Insomma per paura delle conseguenze psicologiche nel resto del Paese (sembra una vita fa, ma allora era così) e di ordine pubblico, diciamo. Invece se lo avessero fatto avrebbero salvato centinaia di vite. Bergamo e la sua provincia sono una mattanza spaventosa, incredibile, inguardabile. 2. Non avere il coraggio di chiudere davvero le fabbriche inessenziali per un paio di settimane. Hanno subìto delle pressioni fortissime, è di un’evidenza solare. Le 80 tipologie di attività concesse, ma soprattutto il comma del “silenzio assenso” per chiunque in quelle attività non rientra: non solo questa cosa sta causando più morti, ma probabilmente ha causato anche un danno economico, paradossalmente, perché con il trascinamento in lungo del “plateau” tutto riprenderà molto più lentamente. 3. Non emettere decreti chiari, tanto che hanno bisogno di continue circolari interpretative, spesso fumose come i decreti che dovevano chiarire, e stasera Conte ha dovuto interpretare l’interpretazione. Con bambini, jogging etc hanno fatto un casino onestamente. E altri Paesi usano sistemi un po’ più sensati dell’autocertificazione borbonica in continuo cambiamento, da copiare a mano se non hai la stampante: un banale foglietto in cui scrivi l’ora di uscita e hai un’ora al giorno di libertà, per esempio; un sms in cui comunichi la tua uscita di casa, la giustifichi scrivendo la meta e consenti la geolocalizzazione per l’ora in cui successiva sei fuori. 4. La comunicazione ai cittadini sulla cosa Inps è stata pessima, fino all’ultimo non si capiva se i fondi erano garantiti a tutti o se a un certo punto si chiudeva la serranda, sicché tutti si sono buttati il primo giorno (e un domani magari sapremo chi e a chi è stato appaltato il sito dell’Inps medesimo, e quanto è costato e con quale procedure di appalto). 5. Vorrei sentire Conte che dice chiaro: chi da domani strilla che bisogna tagliare anche la sanità per ridurre la spesa pubblica si vedrà tagliata, invece, la lingua. C’è bisogno di un cambio di parametri culturali e politici: non esiste la spesa pubblica, esistono le spese pubbliche, al plurale. Spendere per la sanità non è uguale a spendere per comprare sistemi di puntamento militari. Ma qui sono un po’ talebano, forse, e me ne scuso. È per capirci. Queste le cose di cui ho interiore – per quanto personale – certezza. Ce ne sono altre, di sicuro. La storia delle mascherine grida abbastanza vendetta. Abbiamo e abbiamo avuto una gestione decente, ripeto. Ma non nascondiamoci i bug. Quelli informatici e quelli politici.
