ELEZIONI SLOVENE: SI ALLARGA A MACCHIA D’OLIO L’ONDA NERA CONTRO I MIGRANTI

DI ALBERTO TAROZZI

Si allarga a sud, a macchia d’olio, l’onda nera dei “Paesi di Visegrad” e affini. una definizione che formalmente contraddistingue Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, accomunate dalla paura di essere coinvolte da nuove rotte di profughi da Paesi in guerra, o anche solamente di divenire luogo di ricollocamento di fuggitivi accolti in Italia e in Grecia.

C’è chi, nel 2015, ha quanto meno dovuto affrontare tali difficoltà, come l’Ungheria, e chi, come gli altri tre paesi, non è stato neppure sfiorato dalla rotta, ma al solo sentir parlare di qualche migrante riposizionato dalle loro parti oppone barriere mentali e politiche.

Ma il fronte del rifiuto è ormai andato ben oltre la banda dei quattro. Non solo la Croazia, senza che questa volta la Germania, come nel 2015, glielo impedisca, tende a fare muro invalicabile nei confronti di profughi residui, sistemati provvisoriamente in Serbia (con l’effetto collaterale di una bambina afghana, respinta lungo le linee ferroviarie e ammazzata da un treno), nonché contro nuovi arrivi, anche se più ridotti, dai confini bosniaci.

In Austria c’è chi parla di carri armati ai confini del Brennero, timoroso che la Baviera tedesca, prossima alle elezioni, non permetterebbe poi ai neoarrivati il proseguimento della marcia verso nord, come invece lasciò fare tre anni fa.

Dell’Italia ben sappiamo. A dire il vero non capiamo fino in fondo cosa progetti davvero il neoministro, che proclama la fine della pacchia per i migranti, con il suo arrivo al Viminale, ma di certo  si può affermare che certe sue simpatie per il modello Visegrad, non se le tenga troppo nascoste.

A ben vedere, sulla carta geografica, tra i Paesi appena citati, rimaneva un piccolo buco, chiamato Slovenia. Con le elezioni di oggi quel buco pare destinato a chiudersi e un altro Paese con un governo allergico agli stranieri pare sul punto di insediarsi.

Elezioni in Slovenia, oggi. Tutto nasce dalle dimissioni del premier Cerar, qualche mese fa, per impicci vari della Corte Suprema contro il raddoppio dei binari tra Koper e Divaca. Forse sperava di essere richiamato al potere a furor di popolo, ma se così avesse immaginato sarebbe stato un pessimo profeta. Da allora i sondaggi lo hanno dato in caduta libera fino ad oggi, giorno delle elezioni.

Strane dinamiche politiche in Slovenia, che dopo il tracollo del partito di Democrazia liberale ha visto negli ultimi anni avvicendarsi al potere leaderini carismatici di breve durata, personaggi capaci di affabulare le platee per lo spazio di un mattino, per declinare al calare delle loro tenebre. Così pare sia stato per Cerar, leader dell’Smc. Si pensava che gli potesse succedere un altro carismatico di breve durata, l’attore comico Marjan Sarec, specialista in imitazioni. Astro nascente in aprile, in leggera ascesa in maggio, ma che a giugno appare come capace di conquistare solo un 10-15% di voti, non di più.

Via libera dunque al leader dell’Sds, partito di centro destra, Janes Jansa, parecchia più esperienza alle spalle e alleanza organica col leader della destra ungherese Orban. Programma privo di fantasia: controlli duri alle frontiere, rifiuto dei ricollocamenti e taglio dei finanziamenti alle Ong umanitarie.

Particolare di rilievo: Jansa è sotto accusa per un giro finanziario che avrebbe portato ingenti somme di ricchi ungheresi a sostenere la sua compagna elettorale, mediante operazioni ben camuffate. Per la cronaca, la legge slovena vieta che i partiti vengano finanziati da soldi che provengano dall’estero. E’ concesso però implicitamente l’afflusso di denaro estero verso società di cui i partiti stessi siano comproprietari.

Conferisce vicinanza a sloveni e ungheresi anche l’esperienza del 2015, quando in 100mila profughi attraversarono la Slovenia, direzione nord. In quei giorni Orban decise per il muro di filo spinato ai confini con la Serbia.

Gli sloveni lasciarono libera l’entrata dalla Croazia, ma perché sapevano che Angela Merkel garantiva che si trattava solo di un passaggio. Oggi quelle garanzie paiono essersi dissolte, anche se il flusso di certo non si replicherà nei termini di ieri, ma ad ogni buon conto Jansa parla di blocco delle frontiere, anche per chi eventualmente provenisse da ovest, vale a dire dall’Italia.

La maggioranza relativa (poco sotto al 25% negli exit poll) per Jansa sembra cosa fatta: comunque sarà il primo partito della nazione, ma garantirà l’affermazione di un governo da lui condotto? Da solo gli risulterà impossibile. Si parla fin da ora di alleanze: forse includerà la lista civica di Sarec, che pure non si dichiara di destra.

Al governo dunque un’accoppiata tra una lista di un leader che guarda ai migranti con raccapriccio e una lista civica messa in piedi da un tizio che vanta  precedenti di riguardo nel campo della comicità? Mi ricorda qualcosa.