ELEZIONI IN PAKISTAN DOPO LA STRAGE: INCERTO QUANTO SEGUIRA’ AL VERDETTO

DI ALBERTO TAROZZI

Pakistan: prima la strage poi le elezioni, con un verdetto non ancora deciso.
Il nuovo partito che ha come leader un ex campione di cricket, (Imran Khan) pare abbia raggiunto la maggioranza in 120 seggi dei 137 necessari. Non bastano ancora.

Paese emblema delle tragedie contemporanee. La strage all’entrata di un seggio, coi suoi 31 morti rappresenta solo uno dei simboli della drammaticità della situazione, come bene descrive sul Manifesto Emanuele Giordana.
Da non dimenticare una precedente strage, sempre nel Belucistan, che non molti giorni fa ha prodotto 150 vittime, lontane dai nostri occhi e dalla nostra memoria.

Questa volta la rivendicazione ha il segno dell’Isis. Segno che il monopolio dell’integralismo del terrore non è più solamente nelle mani dei talebani eredi di al Qaeda che guardano all’Afghanistan, ma il mix di religione fanatica e terrorismo si allarga anche in altre sigle.
Odii ovunque, come in Medio oriente, concentrati in una nazione sola. Toccate le aree vicine al Belucistan dove si trova Quetta a dominio talebano.
Lì. ma non solo, emerge la lotta fratricida tra i sunniti e gli sciiti di provenienza iraniana che a Quetta rischiano il massacro.

Si parla di Iran anche in quelle zone e del suo petrolio, che passa di lì per arrivare fino all’India e alla Cina. La questione del nucleare invece, in Pakistan l’hanno già risolta. Se la bomba la possiede l’India perché non la dovrebbero possedere pure loro e infatti ce l’hanno, con la benedizione degli Usa, datata dai tempi della guerra fredda.
Odore di bombe e di petrolio significa odore di servizi segreti e infatti non ne mancano le tracce, soprattutto i servizi indiani. La lontana (dal Belucistan) India coi suoi conflitti sanguinosi tra induisti, musulmani e sikh, di colloca a oriente e il Belucistan è una regione occidentale del Pakistan. Da parte sua il presunto vincitore delle elezioni in corso ovunque parli accenna prudentemente ad una apertura agli indiani a dispetto di odi di antichissima data.

Quanto a servizi segreti anche i pakistani non scherzano se è vero che nel 2001 sapevano barcamenarsi tra una buona accoglienza a Bin Laden e l’alleanza con gli Stati Uniti.

Militari in dominio pressoché ininterrotto, cui solo anni recenti paiono avere frapposto qualche ostacolo.
Formalmente i partiti in lizza, per la prima volta, non sono costituiti da militari, ma visto che il partito finora al governo risulta in crisi e il suo leader è in galera per corruzione, molti sostengono che dietro al vincitore parziale di domani (Movimento per la giustizia) si situino sia i militari che una componente islamico integralista.

Il leader, oltre che giocatore di cricket è noto anche come benefattore di una scuola coranica tra le più intransigenti. E’ lui a strumentalizzare la religione o saranno i religiosi a strumentalizzarlo una volta al potere?

Peraltro i seggi che gli mancano dove andrà a cercarli? Improbabile che li trovi tra le fila dei vecchi governanti di centro destra di Nawaz. E anche coi Popolari laici pare non scorra un sangue eccessivamente buono. Per cui si prevede un ricorso a partitini che dell’islam fanno una non sempre raccomandabile bandiera, con buona pace delle decine di milioni di musulmani che li vedono come il fumo negli occhi.

Non resta che aspettare: ovvio che la parola brogli si coniughi facilmente con una realtà pakistana così complessa e poco trasparente, dove anche la partecipazione a una manifestazione di piazza può dare origine a piccoli business per la componente più povera dei partecipanti.

Ma la Commissione elettorale ha già detto che le cose stanno in regola.
La sensazione è che i momenti decisivi non saranno quelli della proclamazione dei risultati, ma quelli che seguiranno.
Pakistan banco di prova per una svolta non solamente locale.
Sullo sfondo uno stato prossimo venturo votato all’Islam radicale, con alle spalle 200milioni di abitanti, esercito e servizi segreti pronti a tutto e il possesso della bomba atomica.