COSTA RICA. VENTICINQUENNE VIOLENTATA E POI UCCISA. NON VIAGGIAVA DA SOLA 

DI COSTANZA OGNIBENI

Sognava di far conoscere la propria arte in tutto il mondo, e lo voleva fare viaggiando in solitaria. Musicista e compositrice messicana, non si può certo dire che Maria Trinidad Mathus Tenorio, in arte Marmaid, fosse priva di intraprendenza. Classe 1993, se i conti non errano, di anni ne aveva appena venticinque; la voglia di sognare di una bambina, l’intraprendenza di una donna matura. Il Costa Rica sarebbe stata la prima tappa del suo lungo tour.
“Oggi inizia il mio viaggio da sola. È da tantissimo tempo che desidero vedere il mondo da sola, finalmente lo faccio. È il momento di abbandonarmi nella natura. Costa Rica, vita pura.”
Così aveva annunciato ai propri fan la partenza per l’America e così, chiusi i bagagli, aveva intrapreso la propria avventura. Mai pensando che quel lungo viaggio si sarebbe interrotto sul nascere, nel corso della prima tappa. Ci hanno pensato due aguzzini a decretarne le sorti. Prima le minacce, poi lo stupro, infine l’annegamento. La notte era quella tra il 4 e il 5 Agosto: un locale, un’amica inglese conosciuta nel corso del viaggio, un po’ di divertimento e poi l’uscita. Dalle ricostruzioni sembrerebbe che le due ragazze siano state avvicinate e aggredite da due uomini che hanno cercato prima di derubarle e poi di gettarle in mare. Ma mentre la giovane inglese è riuscita a divincolarsi e cercare aiuto, alla giovane “sirena” non è toccata la stessa sorte: all’arrivo della polizia, il corpo era già sulla riva inerme, privo di indumenti e lambito dalle onde.
È bastata una manciata di minuti per trasformare un’avventura in una tragedia; l’episodio ha immediatamente scatenato il dibattito sui social network, dove il movimento femminista latino americano “Ni una menos” (Neanche una in meno) si è schierato a favore della ragazza, accusata dai benpensanti di conoscere perfettamente i rischi del viaggiare da sola, lanciando l’hashtag #NoViajabaSola (non viaggiava da sola) impazzato su Twitter nel giro di poche ore.
Un messaggio a sostegno dell’indipendenza femminile su cui, ancora una volta, il mondo si ferma a riflettere. Non sappiamo quante altre Ifigenie occorrerà sacrificare all’altare degli dei perché qualcosa cambi alla radice: porsi domande è lecito, cercare risposte è d’obbligo e alla luce di queste tragedie ciò che fa accapponare maggiormente la pelle non sono tanto gli aguzzini di turno, che tutti speriamo vengano trovati e che vengano prese le necessarie misure nei loro confronti, quanto i pensieri che ne scaturiscono. Cosa vorrebbe dire “Conosceva i rischi del viaggiare da sola?” Immediatamente, l’entusiasmo per le femministe latinoamericane e per la loro solerte reazione lascia posto all’amarezza per il pensiero che ci sia ancora qualcosa a cui ribellarsi. Siamo nel 2018, le donne possono votare, possono lavorare, possono perfino vincere premi Nobel. Ma quel famoso “se l’è cercata”, come una litania, ancora riverbera, ora fra le righe di un articolo, ora nel tono dell’opinion leader di turno.
C’è qualcosa che deve cambiare, qualcosa di molto più profondo di una licenza per votare o per guidare. Occorre un cambio di mentalità e di cultura per cui la libertà di una donna non deve essere più sinonimo di esposizione a dei rischi, occorre un cambio di mentalità per cui sapersi difendere e picchiare come un uomo non deve essere la soluzione alla possibilità di subire degli abusi. Sono i latori di quel “se l’è cercata” i veri sicari degli aguzzini di turno, che dall’alto dei loro abiti imbalsamati lasciano che siano gli altri a impazzire dietro un pensiero radicalmente malato che nega la donna fin dalle sue origini. Lasciano che siano gli altri a violentarle e poi ucciderle, per poi tornare a predicare la morale di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Non sappiamo quante altre Ifigenie dovremo ancora vedere prima che questo cambio culturale avvenga, ma un gesto di profonda indignazione verso chi predica una provocazione da parte della vittima potrebbe essere un buon inizio.