INSULTI A CAMILLERI, CAOS DOPO L’AUTOSOSPENSIONE DI RUOTOLO E BORROMETTI

DI MARINA POMANTE

 

Sandro Ruotolo e Vittorio Borrometi hanno deciso di autosospendersi dall’albo dei giornalisti, e lo hanno fatto con una lettera aperta, scritta al presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna.
Si autosospendono perchè riscontrano nelle espressioni di Feltri contro Camilleri, parole non consone all’albo che rappresentano e la lettera inizia proprio così: “Caro Presidente, abbiamo deciso di autosospenderci dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti perché ci consideriamo incompatibili con l’iscrizione all’albo professionale di Vittorio Feltri”.

Ruotolo e Borrometi proseguono nella loro richiesta dicendo: “Proprio noi, che più di altri, ci battiamo per la difesa dell’articolo 21 della Costituzione, riteniamo gli scritti e il pensiero del direttore Feltri veri e propri crimini contro la dignità del giornalista”.

La frase che ha fatto indignare i due giornalisti è quella che il direttore di ‘Libero’, in un editoriale sul suo giornale, ha espresso nei confronti di Camilleri. Pur riconoscendo l’ammirevole arte di Andrea Camilleri, Feltri attacca in maniera pungente la sua creatura più famosa, il commissario Montalbano. “L’unica consolazione per la sua eventuale dipartita , è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i co… almeno quanto il fratello Zingaretti, segretario del Partito Democratico, il peggiore del mondo”

I due giornalisti hanno proseguito: le parole di Vittorio Feltri su Andrea Camilleri e le sue opere hanno rappresentato per noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne va della credibilità di ognuno di noi e della nostra categoria. Adesso basta. O noi o lui. Quel «terrone che ci ha rotto i c…., per noi figli del Sud è inaccettabile. Non è in gioco la libertà di pensiero. Sono in gioco i valori della nostra Costituzione. Ogni suo scritto trasuda di razzismo, omofobia, xenofobia». Dopo frasi su Camilleri, «incompatibili» con la sua iscrizione all’albo.

Feltri è noto per i titoli dissacranti e spesso scrive frasi ad effetto, come diceva Oscar Wilde: “non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”.
Ruotolo e Borometti nella lettera portano come esempio alcune delle frasi che Feltri ha usato:
«Dopo la miseria portano le malattie» (rivolto ovviamente ai migranti), l’ormai tristemente celebre “Bastardi islamici” – o, uscendo dal discorso delle migrazioni, ecco l’estemporaneità di robaccia come «Più patate, meno mimose» dedicata dell’8 marzo (e le diverse varianti dedicate anche a Virginia Raggi, con il «patata bollente») o «Renzi e Boschi non scopano».
E poi non fa mancare gli insulti rivolti a noi del sud, prosegue la lettera, con il celebre «Comandano i terroni» e infine il penultimo, di qualche mese fa, «vieni avanti Gretina» (dedicato alla visita a Roma di Greta Thunberg)».
La lettera si intrinseca nella deontologia pura, su quanto sia adeguato un linguaggio simile e su quanto Feltri strumentalizzi ogni frase, ogni singola parola, senza farsi scrupoli, usando un linguaggio al limite della moralità civile.

In più, Ruotolo e Borrometti sottolineano che: Vittorio Feltri abbia la “insana” convizione che: “si possa, impunemente, permettersi questo infangamento mirato. E non è un problema solo suo. Almeno, non lo è più. A lui non frega niente: il limite, la deontologia, la misura, il buon senso, diremmo perfino la dignità sembrano saltati da tempo. Noi siamo convinti che resti intatta la bellissima frase di Voltaire che recita: “Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle”. Una frase che i giornalisti spesso fanno loro, che rappresenta l’essenza della democrazia e libertà di pensiero e infatti Ruotolo e Borrometti aggiungono: “Continuiamo a batterci contro la censura e gli editti, ma non possiamo accettare tra noi chi istiga all’odio. Ne va della nostra credibilità”.

Ma anche dal Pd si fa sentire lo sdegno per le parole di Feltri e la replica non si è fatta attendere “L’editoriale su Camilleri – commenta Emanuele Fiano, deputato della presidenza del gruppo alla Camera – è una barbarie. Le sue parole rivelano un’assoluta mancanza di rispetto e di umanità e sono del tutto inaccettabili”.

Nicola Morra, il presidente della Commissione Antimafia (M5s), commenta sui social, replicando alle parole di Feltri: “Camilleri mi diventa simpatico a prescindere: mi sento orgogliosamente terrone, orgogliosamente rompicoglioni”.

Ed è proprio sui social che impazzano le reazioni e l’hastag #Feltri rimbalza tra gli utenti che, non lesinano commenti critici, come ad esempio quello di Pamela Ferrara che scrive: “I libri di Camilleri resteranno nella storia della letteratura. Gli articoli di #Feltri, al massimo, verranno citati come esempio di giornalismo vergognoso”. C’è chi invece arriva ad insultare senza mezzi termini, per esempio: Andrea C. che scrive “Feltri in tendenza, ma non è morto. perché mi illudete così?”.
E immancabilmente si trovano commenti in difesa, come quello di Valentina Serra che scrive: “Quelli che per difendere Camilleri stanno augurando a Feltri di morire si rendono conto di avere dei problemi psichiatrici o no?”. Oppure il commento di Cambiacasacca che recita: “Io Feltri, senza entrare nel merito dei contenuti, lo adoro, perché dice esattamente come la pensa, senza finti pudori, senza addolcire, senza diplomazia, Feltri è libero”.

I commenti sono moltissimi ed il polverone alzato ha spaccato in due il mondo dei social che in taluni casi ha prodotto espressioni peggiori di quelle pubblicate da Feltri (seppure ad alcuni questo possa sembrare quasi impossibile).
Da citare quella di un utente che chiama in causa la Lega, scrivendo: “Quello che dice Feltri è ciò che pensa il 99% dei leghisti che vivono qui al Nord. Con rinnovata ed immutata stima ai meridionali che hanno votato Lega”. Ma anche “interessante” è quanto ha scritto un altro utente: “Salvini lo vedeva bene al Quirinale. Una figura di altissimo spessore, non c’è che dire”.

La vera cosa penosa di tutto questo batti e ribatti sulla scia delle “feltrate” è che la vita di un uomo, che possa piacere o risultare antipatico, resta appesa ad un filo. Mentre i bollettini medici continuano a non dare rassicurazioni e si trincerano dietro una riservatezza della prognosi. Chissà se la buona sorte consentirà al maestro Camilleri di tornare alla sua scrivania, perchè se sarà così, ci sarà da aspettarsi una risposta dai toni pungenti a chi ha sfruttato anche la malattia altrui per vendere una copia in più.

Qui a seguire la petizione che i due giormalisti hanno sottoscritto:

Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi  Firma!