VIVA CAROLA CHE SALVA ESSERI UMANI

DI MARCO FURFARO

C’era l’accordo per la redistribuzione dei migranti, c’era l’accordo con altri Paesi europei (ovviamente non quelli amici di Salvini, che si erano rifiutati e una volta ancora avevano lasciato sola l’Italia), c’era Moavero che ha confermato che la Libia non era un porto sicuro, c’erano i parlamentari che dietro le quinte avevano tessuto una tela con il governo – perché prima lo sbarco, poi la politica, solo infine la propaganda – e c’era lo stesso Salvini che prometteva che in caso di redistribuzione “sarebbero stati fatti sbarcare in 5 minuti”.

C’era la Guardia di Finanza, per cinque ore a bordo per fare tutti i controlli, c’erano gli avvisi di garanzia, le inchieste partite, la magistratura al lavoro, tutte le autorità allertate, c’era un controllo da Stato di polizia in assetto da guerra.

C’erano tutte le condizioni per farli sbarcare.

Le condizioni volute, chieste e ottenute con un braccio di ferro da Salvini. Avrebbe vinto lui, paradossalmente, facendoli sbarcare e redistribuendoli agli Stati europei. Avrebbe detto: “la linea dura paga”, con noi a rincorrere e contrastare.

Ma non gli bastava. A lui e agli ignavi dei suoi alleati, oramai completamente asserviti, non bastava. Voleva di più.

Sapeva delle condizioni di quelle persone. Stavano impazzendo. Per il caldo, per la disumanità.

Quelle 42 persone da 16 giorni su una nave, sfuggite a una naufragio, erano stremate. Alcuni erano potuti scendere perché stavano male. Gli altri, no. 16 giorni sotto al sole cocente, al caldo che se sei un leghista posti su fb quanto non ne puoi più del clima direttamente dall’ufficio con l’aria condizionata a palla, ma se sei un naufrago non devi rompere le palle e soffrire.

Tutte le autorità avevano constatato le loro condizioni, che non era possibile andare avanti così.

Ma non gli bastava.

E così, hanno fatto scientemente finta di far passare l’idea che la soluzione era vicina. Hanno illuso tutti per ore, parlamentari compresi, che venivano rassicurati dal governo che la soluzione era a minuti.

Salvini voleva lo show, esasperare la comandante che portava il peso di 42 persone che non ce la facevano più. Voleva far crescere la tensione, le condizioni di salute dei migranti per far avere ancora pressione sull’equipaggio.

Carola ha forzato il blocco, andrà a processo, spero per questo Paese senza conseguenze. Di lei ci rimarrà che chi salva vite viene arrestato, mentre chi fa il capo di un partito che ruba 49 milioni di euro diventa vicepremier, il capo del Paese, con l’avallo degli “onesti” del partito degli ignavi.

Avevano organizzato tutto, persino l’accoglienza di un gruppo di leghisti dinanzi all’arresto a favore di telecamera di Carola. Gente che non fischiava, rappresentavano con parole chiare e nitide ciò che sono e ciò rappresentano. “Spero ti violentino sti ne*ri, a quattro a quattro te lo devono infilare, zingara!”, urlavano alla capitana. “Le mogli vi devono stuprare!”, ai parlamentari.

Non so se questa Italia sia maggioranza. So solo una cosa, che non mi rappresenta, non mi rappresenterà mai. So anche che la sinistra può avere colpe, responsabilità, titubanze.

Ma tutto questo è l’Italia peggiore che abbia mai conosciuto nella mia vita. E di una sola cosa sono certo: che passerò il resto della mia vita a contrastarla fino a che la ferocia di Salvini non sia relegata nei cassetti della storia. Perché è la cosa giusta da fare.

Viva l’Italia che ama e che resiste. Viva Carola che salva l’umanità e non se stessa.

Marco Furfaro come mi ritengo fortunata a considerarti mio amico.