AVEVA NOSTALGIA DELLA SUA AFRICA: UN RAGAZZINO SI IMPICCA.
Voleva tornare nella sua terra : l’Africa. Cosi non ha retto al dolore e si è tolto la vita a soli quattordici anni.Habtamu Scacchi,era un ragazzino etiope ed era stato adottato da una famiglia italiana nel milanese, già grandicello. Voleva riabbracciare i suoi fratelli ed altri suoi familiari, di cui aveva una grande nostalgia. Già lo scorso anno, aveva tentato la fuga. Munito di una cartina geografica, voleva raggiungere la sua terra. In seguito alla denuncia, era stato trovato a Napoli e aveva detto agli agenti, dopo il ritrovamento, che voleva tornare a casa, perché sentiva il bisogno di vedere i suoi fratelli e i suoi parenti. Cosi, quando il 15 Febbraio scorso, i genitori si sono preoccupati e ne hanno denunciato nuovamente la scomparsa, non pensavano certo quale tragedia avrebbero vissuto. Habtamu e’ stato trovato morto in un campo a Biassono, a pochi chilometri di distanza da casa. Si è impiccato. Ed è stato un passante, a vedere il suo corpo per primo e a chiamare i carabinieri. In casa, a quanto pare, aveva lasciato un bigliettino in cui scriveva che non ce la faceva più a vivere in Italia e scriveva chiaramente che intendeva uccidersi. Ed è inevitabile chiedersi se adottare un bambino, possa essere un salto nel buio. Lo scorso gennaio, quandoil Presidente del Tribunale per i Minorenni, Melita Cavallo,durante la trasmissione “Uno Mattina”, andatain onda il 21 Gennaio su Rai Uno,affermava di essere contraria all’adozione di bambinigrandi, per il rischio che possano essere rifiutati dai genitori, dopo pochissimo tempo, a causa del loro passato, spesso caratterizzato da storie di abusi sessuali e di maltrattamenti gravi, si è scatenata una vera e propria guerra, anche nei social network, con scambi di opinioni a non finire. Il rischio potrebbe essere quello di sentirsi in dovere di adottare solo bimbi piccoli, per non incorrere in certe sgradevoli sorprese. Ma quali sorprese? Un bambino adottato ad 1 anno o un bambino adottato a 13 anni, è la stessa cosa, non cambia nulla. Certo è, che a 13 anni, ci si può ricordare il passato con facilità. A quattro, a tre, un po’ meno. Un bambino/a adottato, per la maggior parte dei casi, ha un passato più o meno “Forte”, ma sta alla famiglia adottiva riuscire, soprattutto se nell’età adulta, ad integrarlo e a darle l’amore che “Forse”, potrebbe non aver mai avuto, un amore cosi forte, da farlo sentire bene. Ma non solo. La scuola, gli amici, l’ambiente che lo circonda, tutti debbono fare la loro parte, amare incondizionatamente, senza distinzione di sesso, di età o di provenienza. E sicuramente il supporto iniziale di un esperto, che sappia guidare i familiari in quest’avventura. Rosalia Milici, è una siciliana che ha adottato, otto anni fa, un bambino polacco di appena due anni. “Dalla mia esperienza – ha detto – vi posso dire che, si è vero che un bimbo piccolo è più facile da educare, gestire, crescere. In poche parole “Formare”, rispetto ad uno un po’ più grandicello. Ma è anche vero che non c’è differenza, tutto sta nel saper dare quell’amore estremo che è mancato al piccolo. Sfatiamo il mito, che i figli biologici, riescono meglio rispetto a quelli adottivi. Un figlio adottivo ha tutte le carte per darti quell’affetto, quell’amore e quelle soddisfazioni, che “alcuni” genitori di figli naturali, in alcuni casi non trovano. Se tornassi indietro – conclude Rosalia – e mi fosse capitato ad un’età più avanzata, l’avrei ugualmente accettato, sarebbe stato uguale”. Ritornando al caso del piccoloHabtamu, sicuramente avrà avuto tanto amore, soprattutto dai familiari, che avevano anche adottato un altro dei suoi fratelli. Ma allora perché un gesto cosi estremo? La notizia ha fatto scalpore, per il fatto che il bambino voleva tornare in “Africa”. Ai genitori, rimane l’amarezza, la sconfitta, la rabbia. Un gesto alla quale nessuno può dare un “perché”.
