SARÀ RICORDATO COME L’ANNO DI UMBRIA JAZZ DEI BAMBINI

DI VANNI CAPOCCIA

 

Le tradizioni in una comunità non s’inventano a tavolino. È la gente che anno dopo anno decide se una determinata manifestazione è entrata nelle sue viscere. Se sente il bisogno di essa e prova un senso di vuoto al pensiero di non vederla ripetuta negli anni.

È quello che succede a Perugia con Umbria Jazz ®. Grazie ad essa i perugini sanno di essere della città del jazz, di farne parte, di essere da essa rappresentati e raccontati.

Basta essere a Perugia nei giorni del jazz, vedere le situazioni che si creano, sapere che in quei giorni di jazz a Perugia per i perugini non ci sono vacanze da programmare ma concerti da ascoltare: da quelli gratuiti a quelli a pagamento, da quelli per palati esigenti a quelli per un pubblico più vasto, da quelli nel programma a quelli improvvisati per le strade.

Ognuno ha trovato per sé il suo angolo di Umbria Jazz. E come accade nelle tradizioni che si rispettano ogni tanto c’è qualcosa che si somma al precedente entrandone a far parte.

Quest’anno è successo con il jazz per le bambine e i bambini al chiostro di san Fiorenzo.

Che successo! Quanti genitori e nonni vi hanno portato figli e nipoti! È accaduto quello che succede a Gubbio con i “ceri piccoli”. E oramai il jazz dei bambini lo vedremo anche in futuro, magari un po’ cambiato, ma sempre così nello spirito.

Di chi il merito di questa novità? Di Fabrizio Croce “Fofo” e di chi ha creduto nella sua intuizione. Con il tempo come succede nelle vere tradizioni verranno dimenticati, lo sanno e non si sono messi al centro del chiostro di san Lorenzo lasciandolo tutto ai bambini; elementare regola che gli inventori di quelle a tavolino hanno dimostrato di non conoscere.

(nella fotografia Paolo Fresu a Umbria Jazz Kids)