IL PALIOTTO. UN’ OPERA CHE PARE DIRE: GUARDATEMI
Il paliotto della seconda metà del XIII secolo di area e cultura spoletina proviene dalla chiesa di san Felice presso Giano costruita sul luogo tradizionalmente ritenuto del martirio di san Felice, vescovo dell’antica Massa Martana.Da cui il nome di Maestro di san Felice di Giano per l’autore che, verosimilmente, lo ha realizzato per l’altare della cripta di san Felice. È di forma rettangolare e la cornice era dipinta come testimoniano frammenti di angeli e santi. Per le figure eleganti e allungate, le raffinate lumeggiature, i netti contrasti cromatici è talmente luminoso da sembrare pittura di luce medievale e, sebbene non sia in buone condizioni, le figure sono rimaste così colorate da attirare gli sguardi dei visitatori.È come se dicesse guardatemi. Le parti superiore e centrale raffigurazione del Giudizio Universale invitano a essere pronti per quando davanti al tribunale divino verrà deciso il destino definitivo per tutti: Cristo in trono al centro; sotto di lui l’Agnello mistico e i quattro viventi dell’Apocalisse simbolo degli evangelisti; ai lati in alto gli arcangeli Michele e Gabriele con il turibolo in mano, la Madonna, Giovanni Battista e apostoli; sotto due fila di profeti.In basso, in un’unica sequenza scene del martirio inflitto a san Felice. Ne ha subite di tutti i colori il Vescovo di Massa Martana. Partendo da sinistra verso destra prima interrogato; poi flagellato; messo in un pentolone a bollire; cotto alla brace in gratella con dei giannizzeri che sembrano godere nello scatizzare la brace e soffiare sul fuoco; infine la testa mozzata. San Felice il giorno del giudizio finale si guadagnerà uno dei posti migliori del Paradiso. Maestro di San Felice di Giano, Paliotto, tempera su tavola, metà XIII secolo, dall’Abbazia di San Felice di Giano, Galleria Nazionale dell’Umbria, sala 1
