QUEL PELLEGRINAGGIO VERSO IL MARE
“ Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda lo so. Se voglio rispondere a chi me lo chiede, non lo so più”, scriveva sant’ Agostino. Intanto, come un fiume, inesorabilmente scorre e, tuo malgrado, ti trascina nella sua corsa verso il ” Mare”. Tra gli uomini c’è chi lo teme, chi tenta di ignorarlo e chi, invece, lo ritiene amico. Per alcuni è un tiranno spietato e arcigno. Per altri, un vecchio galantuomo pieno di attenzioni. Ci sono stagioni della vita in cui dà l’impressione di aver rallentato il passo. E tu, impaziente, lo sproni perché si metta a galoppare. Vuoi far presto. Devi arrivare in fretta. Noi vuoi giungere in ritardo – pensi – all’ appuntamento con la storia. Ma il tempo non ti ascolta. Da quell’ orecchio proprio non ci sente. In altre, invece, come una cascata, precipita a valle più veloce della luce. E tu boccheggi, arranchi, non ce fai a stargli dietro. E lo preghi di fermarsi un attimo per poter riprendere fiato. Lo implori di avere pietà. Inutilmente. Al tempo il dono dell’udito non fu dato. La verità è che il lume della clessidra della vita non ha mai subito variazioni, né la sabbia che l’attraversa ha mutato misura e peso. Se lo consideri un nemico da combattere, preparati alla sconfitta. A nessuno uomo fu mai concesso di cantar vittoria quando, testardo, si mise in testa di dichiaragli guerra. Se, invece, accetti di assecondarlo farai una magnifica scoperta. Il tempo, lentamente, dolcemente, toglierà dal suo capo il velo che lo avvolge e ti mostrerà il suo volto. Scoprirai che ha sempre avuto ragione lui. Quando lo invocavi di fermarsi un poco e non lo fece e quando gli gridavi di correre più in fretta e non ti diede ascolto. La velocità impressa alla tua vita è quella giusta e te lo dimostrerà. Ma non è di questo che vorrà parlarti. Vorrà dirti, invece, che la sua vocazione è un’ altra. Egli, ininterrottamente, corre verso il grande “Mare”. Ed è su quel “Mare” che intende indirizzare il tuo pensiero. Non vuole che tu venga distratto prestandogli eccessiva attenzione. Vuole, invece, che tu sappia che non importa se il fiume nel quale è immersa la barca di una vita è lungo e tortuoso e un altro breve e navigabile. Anche se ti sconvolge vedere piccoli ruscelli durare quanto la penombra di una sera. L’essenziale è che tutti i rivoli riescono a gettarsi in “Mare”, dopo averlo intravisto, sognato e assaporato da lontano. Importante è che nessuno si perdi in uno stagno dalle acque torbide. È il “Mare”, sconfinato e bello, che deve attrarre e affascinare. È lo stupore del “Mare” che intravedi, da cui ti senti attratto e magari inconsciamente temi, che fa importante il tempo in cui sei immerso. Non avere paura: la tua goccia in quel “Mare” non sarà dissolta, ma troverà pienezza. E solo in quell’ Oceano, infinito e misterioso, troverà risposta la tua sete di felicità e di senso con cui ogni giorno ti tocca fare i conti. Se, dunque, vinci l’imbarazzo di fissare negli occhi il tempo, egli ti svelerà il gran segreto: non è altro che un contenitore vuoto. Riempirlo spetta a te. E tu puoi farlo in ogni istante. Bellezza e carità; giustizia e verità; gratitudine e bontà; amicizia e solidarietà rendono limpide e cristalline le sue acque. Mettiti in ascolto del tempo che passa e che ti invecchia. Non avercela con lui, non considerare un torto se ogni anno ti porta via qualcosa. Non rimbrottarlo per averti imbiancato il capo, per aver reso curve le tue spalle e infiacchito le ginocchia. Non chiedergli di volere campare cent’anni. Respira forte il giorno che ti è dato. Quando vien sera e il sole si raffredda, regala tutti i tuoi affanni al Padre della vita. Poi, sereno, poggi sul Suo cuore il capo… e dormi. Buon anno, amici del mio pellegrinaggio verso il “ Mare”. Padre Maurizio Patriciello.
