BUONGIORNO UN CORNO!, VENERDI’ 24, FCA VUOLE I TUOI SOLDI …

DI GIANLUCA CICINELLI

L’Ad di Fca, anche presidente dell’Acea, Mike Manley ci ha tenuto a comunicare che il passaggio alla mobilità elettrica comporterà licenziamenti sia dentro Fca che nell’indotto collegato al mercato dell’auto in tutta Europa. Il motore elettrico ha meno componenti, ha detto, rispetto al motore a combustione interna. La costruzione del motore elettrico è più semplice rispetto ai motori a scoppio e questo comporterà dispersione di lavoro, che nello stronzese, la lingua ufficiale degli addetti alle risorse umane di tutte le aziende del mondo, prefigura lacrime e sangue per i lavoratori. Una riduzione molto significativa ha precisato, nel caso il messaggio non fosse stato abbastanza chiaro, ma ha anche spiegato che, oltre ai licenziamenti, i luoghi fisici di produzione, gli stabilimenti, migreranno verso i paesi dove il costo del lavoro è più basso, perché questo nuovo motore è più semplice da assemblare ma il costo della nuova tecnologia è molto alto e passeranno molti anni prima che i costi si abbassino al livello del motore a scoppio. Poi dopo aver annunciato in sostanza licenziamenti e delocalizzazione dall’Europa, siccome il capitalismo attuale ha dato ampia dimostrazione di lungimiranza, ha detto che gli stati europei devono prepararsi ad affrontare l’ondata di problemi sociali legati ai danni umani che produrranno le politiche dei magnati dell’auto sopra descritte. In sostanza: noi licenziamo e mettiamo in mezzo a una strada i lavoratori e voi vi inventate un ammortizzatore sociale, una paghetta, due coperte, una minestrina calda, per assistere questi disgraziati a cui toglieremo il lavoro. Gli articoli con queste affermazioni ieri erano confinati alle pagine specializzate dei giornali, quelle dedicate ai motori, mentre meritano di essere sparate in prima pagina perché contengono affermazioni gravi. Cominciamo dall’impianto culturale, dove il messaggio che fa passare Manley, con il mercato delle auto a benzina in piena crisi, è che nonostante le auto a zero emissioni salveranno il culo dell’industria automobilistica, compensando la crisi di vendite delle auto a benzina e diesel, il costo economico e sociale ricadrà sulle istituzioni e sui cittadini europei. Poi c’è da soffermarsi sulla Fca in quanto tale: nel 2019 questi geni dello scaricabarile hanno perso circa il 10% delle immatricolazioni rispetto all’anno precedente, con una crisi che ha riguardato in particolare il marchio Fiat. Il che fa capire che loro non sanno stare sul mercato e noi dobbiamo pagare il prezzo della loro incapacità. Infine parliamo degli errori strategici di Marchionne, sottoposto a processo di beatificazione dalla stampa, che aveva sempre snobbato l’auto elettrica e non fu capace di prevedere la riconversione del mercato. Un altro errore dei dirigenti Fca il cui costo ricadrà sui cittadini dell’intera Europa. Dei geni, bravi soltanto ad arricchirsi sulla pelle degli operai che adesso vogliono licenziare e a pretendere assistenza statale o confederale della Ue con i soldi nostri per gli errori loro. L’ennesima dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che il capitalismo del ventunesimo secolo sa stare soltanto sul mercato assistito e non è in grado di produrre né innovazione né ricchezza sociale, ma solo profitti finanziari per i dividendi dei soci, grazie alle rapine a volto scoperto che compie nei confronti delle casse statali.

La presidente della comunità ebraica romana Ruth Dureghello sostiene che l’odio propagato dai social ha fatto rinascere l’antisemitismo. “L’escalation del linguaggio dell’odio ha sdoganato frasi che sembravano relegate alle chiacchierate informali”. Sicuramente i social hanno amplificato molto il fenomeno, ma quello che volevo aggiungere a queste considerazioni è che mi colpisce molto invece proprio l’antisemitismo spontaneo da bar, quello della strada, delle chiacchiere in libertà. Se il discorso da bar verte su questioni di economia, da bar appunto, tipo “so’ tutti ladri”, “l’europa dei banchieri”, “gli usurai di stato”, non c’è scampo: quello che dà il via al pregiudizio anti ebraico più logoro, gli ebrei dominatori della finanza internazionale, arriva in cinque minuti. Mi ritrovo in solitudine a fare fronte con argomenti logici a queste argomentazioni, ma è chiaro che non è né la logica né la conoscenza storica a ispirare le chiacchiere da bar. Cioè il senso diffuso di questi pregiudizi viene sì amplificato dai social, ma la sua radice profonda è strutturata a un livello sociale così ampio e diffuso che poi sui social attira quasi con naturalezza gli odiatori professionisti. Non ho purtroppo amici ebrei banchieri, conosco solo disgraziati come me che stentano ad arrivare a fine mese, e così è anche per gli interlocutori da bar, ma anche qui persino la statistica, che dovrebbe portare a chiedersi come mai, se fosse vero che tutto il mondo è in mano agli ebrei, nessuno del bar ne conosce personalmente uno con i soldi. Nelle “Origini del totalitarismo” Hanna Arendt ci spiega: “Comprendere significa insomma affrontare spregiudicatamente, attentamente la realtà, qualunque essa sia. In questo senso deve esser possibile affrontare e comprendere il fatto straordinario che un fenomeno così piccolo (e nella politica mondiale così insignificante) come la questione ebraica e l’antisemitismo sia potuto diventare il catalizzatore, prima, del
movimento nazista, poi di una guerra mondiale, e infine della creazione delle fabbriche della morte”. Migliaia di studiosi hanno analizzato il fenomeno e quindi le mie considerazioni lasciano il tempo che trovano. Tuttavia mi permetto di aggiungere una proposta. La mia sensazione, da frequentatore di bar, è che alla comune definizione di “ebreo” non corrisponda un ebreo reale in carne e ossa. Che sia come popolo, come religione o come identità collettiva, la definizione non è mai aderente alla realtà, quasi nessuno sa esattamente di cosa parla. Forse oltre a ricordare la Shoah e le ricorrenze legate allo sterminio sarebbe ora d’introdurre l’insegnamento della storia e cultura ebraica nelle scuole, di sicuro non è la soluzione del problema, ma la conoscenza è sempre il primo passo del superamento del pregiudizio. Se non seguiamo questa strada, anche per altre culture naturalmente, saremo qui ancora tra cento anni a fare questo stesso discorso.

Che contro ogni evidenza scientifica Donald Trump fosse un negazionista del Climate Change e delle cause dell’inquinamento lo sapevamo. Pochi giorni fa la polemica a Davos contro Greta Thunberg, invitata a non rivolgere la sua attenzione agli Stati Uniti ma ad altri Paesi. E invece è proprio agli Stati Uniti che dobbiamo rivolgere attenzione perché l’amministrazione Trump la prossima settimana eliminerà le protezioni ambientali e i controlli contro l’inquinamento di corsi d’acqua e zone umide introdotti da Obama, piegandosi ai voleri di agricoltori, petrolieri e immobiliaristi, che vedono le regole di Obama come un grosso freno agli affari. Eppure quelle regole avevano contribuito, parzialmente, a mettere un freno all’inquinamento chimico, alle trivellazioni petrolifere e alla eliminazione delle specie in pericolo. Norme ridicole le ha definite Trump e le ha tolte. Inutile ribadire che le norme erano a salvaguardia della salute dei cittadini americani, perché ciò che va constatato è il venir meno nel mondo del principio di sopravvivenza. Quella cosa ovvia per cui se ti lanciano un sasso tu alzi la mano per schivarlo. Il mondo ha preso invece una innaturale piega che ti porta a offrire tutto il petto al sasso scagliato contro di te. Nel tanto vituperato “Gomorra”, Saviano faceva un esempio che chiarisce ancora meglio il concetto, parlando dei rifiuti tossici. Spiegava come un tempo la criminalità preservasse almeno i territori in cui risiedevano le famiglie dei camorristi. Adesso invece il miraggio del business, dell’arricchimento, ha fatto in modo che le organizzazioni criminali permettano l’insediamento rifiuti tossici anche nelle zone dove vivono le loro famiglie. Cioè il mafioso non percepisce più che lui stesso e i propri familiari berranno l’acqua inquinata e mangeranno carni e verdure contaminate accorciando la propria vita. E’ tutto qua il negazionismo del cambiamento climatico legato all’inquinamento, al venir meno non solo del contratto sociale di preservazione collettiva, ma alla perdita della percezione dell’istinto di sopravvivenza individuale.