IL PROFESSORE DE “LA RESA DEI CONTI” DI TIBOR DÈRY

IL PROFESSORE DE “LA RESA DEI CONTI” DI TIBOR DÈRY

IL PROFESSORE DE “LA RESA DEI CONTI” DI TIBOR DÈRY METAFORA DELL’UNGHERIA (E DELL’EUROPA) DI OGGI Tibor Dèry (Budapest 1894-1977), poeta e grande scrittore ungherese. Comunista nel 1919 entrò nel partito comunista. Costretto a emigrare dopo la caduta di Bela Kun, partecipò alla Resistenza ungherese e al termine della Seconda guerra mondiale con l’avvento del comunismo sovietico nonostante un sincero impegno socialista come tutti i comunisti veri è stato perseguitato dai comunisti falsi. Prima sottoposto ad attacchi e censure, poi avendo ispirato e sostenuto la rivolta ungherese del 1956 in carcere per quattro anni. Dopo l’amnistia si ritirò a vivere in una villetta tra i boschi del lago Balaton rompendo la sua “protesta del silenzio” quattro anni dopo. “Avvenimento politico e letterario d’immensa importanza disse Gyorgyi Lukàcs a Jas Gawronski riferendosi al ritorno alla scrittura di Tibor Dery con i suoi racconti; nei quali troviamo l’ineluttabile destino della gente comune, nel bellissimo “Amore” per esempio, e degli intellettuali come lui presi nel gorgo delle rivoluzioni e controrivoluzioni del suo paese In “La resa dei conti” racconta la storia d’un professore che, poco dopo i fatti della rivoluzione ungherese del ’56, alla vigilia di Natale esce di casa, inciampando in “tombe provvisorie e lampioni sradicati” va verso la stazione, sale come in un sogno su un treno diretto in Austria. Avvicinatosi a quel paese scende, prosegue a piedi nella neve verso il confine austriaco, a pochi metri dalla libertà “volta la schiena alla frontiera e compie qualche passo simbolico verso la sua terra” per poi morire assiderato. Un racconto stringato, amaro e bellissimo, attraversato dalla tensione morale che per tutta la vita ha animato Tibor Dery, con un finale che lascia increduli e sgomenti. Non solo ogni ungherese ma ogni cittadino europeo dovrebbe leggere questo racconto. Diventerebbe più chiaro comprendere quello che accade oggi davanti ai nostri occhi con evidenza in Ungheria ma che è insinuato in buona parte d’Europa. Ci renderemmo conto che il passo indietro del professore ungherese e la sua morte non sono altro che metafora dell’Europa di oggi, degli egoismi e dei muri di filo spinato che stanno costruendo nella nostra comune Patria europea, nei cuori di tanti cittadini europei.