NON C’E’ NEPPURE IL TEMPO DI AVERE PAURA

NON C’E’ NEPPURE IL TEMPO DI AVERE PAURA

Cambierà la vecchiaia. Ai miei tempi di un uomo avanti con l’età, che camminava lentamente e ragionava altrettanto lentamente, si diceva: “Si è fatto vecchio”. Non c’era disprezzo, c’era viceversa una speciale amorevolezza. In casa, all’aperto, nelle sedi pubbliche, penso i partiti. Ci si inteneriva per i genitori diventati bambini talvolta capricciosi. L’anziano era una persona come noi. Poi l’anziano è quasi scomparso. E’ sparito dall’orizzonte immaginario. Tutti giovani, tutti depilati, tutti con il jeans alla moda. Quando scrivo “tutti”, non penso proprio a tutti ma all’immagine di tutti che emerge dalla pubblicità, dai film, dalle trasmissioni tv. C’è quella di Maria De Filippi in cui le persone si incontrano per vedere se fare coppia e in terza fila si nota una nutrita serie di quelli di cui avremmo detto “si è fatto vecchio”. Il coronavirus ha fatto diventare questa definizione uno stigma. Morirete prima, morirete tutti, anzi in alcuni paesi qualche sapientone ha sostenuto che dobbiamo morire prima perché non si poteva perdere tempo a salvare gente ormai inutile. C’è una morale in questa favola del tempo del coronavirus? È che bisogna accettare gli insulti della vita (non quelli delle persone), e che bisogna morire da sani, come diceva la mia psichiatra di tanti anni fa. Soprattutto in un tempo che ha portato all’estremo la gestione della morte come momento da nascondere. Prima si moriva in pubblico, davanti a parenti e amici. Poi la morte è diventata cosa “fuori le mura”. “Mai sia mi muore a casa” e così a quelli in procinto di andarsene si procurava un bel letto d’ospedale e da lì chi si è visto si è visto. Oggi al telefono un medico ti manda i saluti di chi non ce l’ha fatta e il morto finisce in un sacco militare, su camion militari, verso cimiteri lontani e al vento con le ceneri. Sparisci come se non fossi esistito. La natura si è ribellata agli uomini. Come spiegare altrimenti queste immagini satellitari della Terra priva della cappa di nubi venefiche e quell’acqua verde con i pesci che nessuno di noi ha mai visto né vedrà più a Venezia?