PERCHÉ NON E’ VERO CHE L’ITALIA E’ IL PAESE IN CUI SI MUORE DI PIÙ PER IL CORONAVIRUS

PERCHÉ NON E’ VERO CHE L’ITALIA E’ IL PAESE IN CUI SI MUORE DI PIÙ PER IL CORONAVIRUS

l “senno di Po”, l’audio-blog di Ruggero Po per Start Magazine, con l’approfondimento di Matteo Villa, research fellow dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) su letalità e mortalità per Coronavirus in Italia “Innanzitutto è importante non confondere letalità e mortalità. Quando parliamo di letalità di COVID-19 ci riferiamo a quante persone muoiano sul totale delle persone contagiate (o, meglio, positive). Se invece parliamo di mortalità di COVID-19 ci chiediamo quante persone muoiano sul totale della popolazione. Per fare un esempio, se in un paese di 100 abitanti ci sono 10 contagiati e 5 morti, il tasso di letalità sarà del 50% ma il tasso di mortalità sarà solo del 5%. A parte ciò, spesso il problema nasce da un’altra confusione: quella tra tasso di letalità apparente (casefatality rate, CFR) e tasso di letalità plausibile (infection fatality rate, IFR). Nel corso di un’epidemia, l’unico modo che abbiamo per capire chi sia contagiato è sottoporre una persona a un test, ed è naturale che non si testi l’intera popolazione di persone contagiate. Vi sono almeno due ragioni per cui ciò non avviene. Innanzitutto, può esistere una quota di popolazione asintomatica o paucisintomatica: in questo caso essa non chiede di sottoporsi a test perché non si accorge di essere malata o non ipotizza di aver contratto proprio COVID-19. In secondo luogo, in momenti di espansione dell’epidemia il numero di casi cresce in maniera talmente rapida che può risultare impossibile sottoporre a tampone persino il sottoinsieme di persone sintomatiche e che vorrebbero fare il test: si procede dunque per gravità, limitando i test ai casi via via più critici”.