GIORNALI DI CARTA. DALLA PANDEMIA UN’ALTRA STANGATA
Pochi anni sono bastati per chiudere un’era durata secoli. Il primo giornale di carta fu venduto a Lipsia nel 1660, per l’ultimo è questione di pochi anni. Philip Meyer, uno dei più apprezzati giornalisti d’inchiesta statunitensi, fece una previsione già in tempi non sospetti: l’ultimo giornale di carta sarà venduto nel 2042. Ipotesi citata anche da Massimo Gaggi e Marco Bardazzi nel saggio “L’ultima notizia” (Rizzoli 2010). Ma, complice la pandemia, dieci anni dopo, la profezia di allora già sembra troppo ottimistica. Come le cabine telefoniche le edicole saranno destinate a sparire dai nostri paesaggi urbani in tempi non lunghi. Già durante tutti gli anni dieci la fruizione dell’informazione si è trasferita sulle piattaforme digitali, dai siti dei giornali alla condivisione delle notizie sui social. Chi più chi meno, le grandi testate hanno perso nell’ultimo decennio, attorno al 50 per cento. Alcune parecchio di più. E i giornalai, molti dei quali si sono dovuti riconvertire giocoforza in piccole rivendite di giocattoli, già faticano a sbarcare il lunario. “Pensi che noi qui ci mettiamo in tasca meno di mille euro al mese” mi diceva qualche settimana fa una delle due edicolanti rimaste nel mio piccolo comune di 9mila abitanti. aggiungendo che il marito ha messo in vendita la licenza da oltre due anni senza che nessuno si sia fatto avanti. Un tempo, prima dei talk, si diceva che la radio ti dà la notizia, la televisione te la fa vedere e il giornale, il giorno dopo, la approfondisce. Oggi non è più così. Dopo i fatti, raccontati e mostrati in video, anche i commenti e gli approfondimenti arrivano in tempo reale. E i decani del giornalismo di inchiesta, i grandi inviati, si sono dovuti adattare a fare i primi commenti già sulle edizioni on line delle loro testate. Oltre a apparire in televisione e in radio. Ci mancava la pandemia. Obbligati in casa da cinque settimane siamo sempre davanti alla TV con tablet e smartphone sulle ginocchia. A che serve andare fino all’edicola, sempre più lontana benché lasciata aperta dal decreto, se sappiamo già tutto? Ma non basta. Come Massimo Gaggi bene mi spiega in questa conversazione, fino a oggi i quotidiani hanno potuto avvantaggiarsi di inserzioni pubblicitarie meglio pagate rispetto agli altri. Ma ora chi avrà più denaro da investire in campagne pubblicitarie massicce?
