IL SUPERLATITANTE
Dove si nasconde Matteo Messina Denaro? Una domanda da un milione di dollari.In tanti scommettono della sua presenza costante in Sicilia, tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. Altri lo danno all’estero.Di lui ad oggi, nessuna traccia, solo ipotesi. Soprannominato “Diabolik”, è considerato al vertice della cupola di cosa nostra, uno dei latitanti più ricercati al mondo. Un ragazzo che nasce nel trapanese, a Castelvetrano e che cresce in fretta. E’ latitante dal giugno del 1993 ed è figlio del defunto patriarca della mafia belicina, Francesco Messina Denaro, chiamato da tutti “Don Ciccio”, che fu ritrovato morto il30 novembre1998, nella piazza diCastelvetrano, già vestito con abiti funebri. Ogni anno i familiari pubblicano la ricorrenza con un necrologio, puntualmente sul Giornale di Sicilia. Sin da piccolo comincia ad usare le armi,a diciotto fa il suo primo vero omicidio, il primo di una lunga serie. “Con tutta la gente che ho ammazzato, potrei fare un cimitero”, questa una confidenza fatta ad un amico. Un boss diverso, rispetto ad un Totò Riina o Provenzano, le cui figure rimangono misteriose. Lui no. Amava la bella vita e lo dava a vedere. Champagne, feste private, rolex al polso, foulard di seta e abiti firmati. Un’infinità di bellissime donne.Negli anni, Matteo Messina Denaro, ha allargato il suo impero. Centri commerciali, aziende, grandi catene di supermercati, strutture alberghiere, energia alternativa, tutto nelle sue mani. Tanti, gli arresti a suoi fedelissimi e sequestri di beni a suoi prestanomi. Ha una figlia, Lorenza, avuta con Francesca Alagna, che lui pare non abbia mai conosciuto e che vive a Castelvetrano. “Matteo Messina Denaro – ha dichiarato tempo fa a Selinunte, in occasione del festival della legalità, Antonio Ingroia – è solo una rotella dell’ingranaggio, un ingranaggio molto più grande di quello che possiamo immaginare”. Intanto ieri, gli uomini della direzione investigativa antimafia di Palermo e Trapani, sono stati impegnati nel sequestro di beni riconducibili al capo di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. L’operazione ha interessato la zona del comune di Castelvetrano, paese natale del boss latitante ormai da vent’anni. Soltanto alcune centinaia di migliaia di euro il valore dei beni, che sono stati sequestrati ad una delle sorelle di Messina Denaro, Anna Patrizia e a suo marito Vincenzo Panicola. Il cognato di Matteo Messina Denaro, Panicola, imprenditore, ha operato in vari settori, dalla manutenzione di impianti di produzione, installazione, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica, alle costruzioni edili e stradali e ai lavori di pulizia in genere. In particolare, con la società “Vieffegi Service Srl”, oggetto di sequestro,Panicola, prestava la sua attività di pulizia all’interno del noto centro commerciale “Belicittà” di Castelvetrano, appartenente al gruppo imprenditoriale di Giuseppe Grigoli,arrestato nel 2007, ritenuto prestanome di Messina Denaro, al quale erano già stati sequestrati beni per 700 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Panicola, avrebbe gestito la latitanza del cognato Matteo Messina Denaro, facendo da “postino” per la trasmissione dei famosi “pizzini”. Sembrerebbe che si sia ad un passo dal catturare Matteo Messina Denaro, ma chissà che non sarà lui stesso a costituirsi, magari prima con un video, per rassicurare la sua gente. Nella foto Matteo Messina Denaro da giovane.
