ANCORA ATTACCHI ALLA CHIESA POST CONCILIARE DI PAPA FRANCESCO

DI LUCA SOLDI

 

 

Quanti ostentano rosari e crocifissi dai palchi non sono dei solitari opportunisti che pescano nella buona fede di quanti credono in una fede fatta di esteriorità
C’è all’interno della Chiesa un mondo fatto di intrighi e complotti che trincerandosi in una esteriorità dei riti de un formalismo personalistico della fede forma delle vere proprie comunità che non temono di farsi avversarie di quel messaggio post conciliare che Francesco porta avanti con determinazione.
Ci sono figure e figuri che forti del clima del nostro tempo conquistano campo e sempre più adepti.
C’è il vecchio guru di Trump, quello Steve Bannon che nel tradizionalismo più conservatore cerca di formare adepti magari sperando di riconquistare l’abbazia di Trisulti nel Frusinate per farne scuola di formazione per i nuovi “sacerdoti” di una religiosità fatta anch’essa di paure.
Bannon è un giornalista, politico, produttore cinematografico e politologo statunitense, ex banchiere d’investimento, direttore esecutivo di Breitbart News e capo stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017 che ha fatto vera missione di vita contrastate il Papa della Laudato Sì.
Al suo fianco Monsignor Carlo Maria Viganò, il cardinale Raymond Leo Burke e monsignor Athanasius Schneider, tre dei grandi oppositori del pontificato che tornano a criticare Francesco in due iniziative organizzate negli stessi giorni.
Monsignor Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, in una intervista al Washington Post torna sulla vicenda del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo di Washington dal 2000 al 2006.
Il porporato era stato nominato arcivescovo e poi cardinale da Giovanni Paolo II, già in pensione quando Francesco fu eletto, era stato dimesso dallo stato clericale ed espulso dal collegio cardinalizio dallo stesso Papa Francesco dopo che un’inchiesta della Chiesa statunitense aveva accertato i suoi abusi sessuali nei confronti di minorenni e maggiorenni.
Il presule, che accusa tre Papi, diversi Segretari di Stato e numerosi cardinali e vescovi del Vaticano di avere sottaciuto i crimini del porporato, ha chiesto nei mesi scorsi che il Papa si dimettesse, sostenendo di averlo avvertito di McCarrick in un incontro di alcuni anni addietro.
Jorge Bergoglio avrebbe detto di non ricordare cosa il nunzio gli avesse detto all’epoca. Monsignor Viganò adesso torna a sostenere di avere detto al Papa, all’epoca, che McCarrick aveva “corrotto generazioni di seminaristi e di preti. Come potrebbe chiunque, specialmente un Papa, dimenticarlo?”. Monsignor Viganò dimentica invece di aver risposte ad altre domande su sulle scorrettezze finanziarie personali di cui è accusato, non rivela dove vive e contesta di aver tentato di affossare un’inchiesta su un arcivescovo del Minnesota accusato di abusi. Secondo l’arcivescovo invece il Papa dovrebbe dimettersi “se si rifiuta di ammettere i suoi errori e di chiedere perdono”.
Sul sito ultraconservatore LifesiteNews che per primo pubblicò le dichiarazioni di Viganò, intanto, tornano a farsi sentire due presuli da sempre critici con Papa Francesco: il cardinale Raymond Leo Burke e il vescovo kazako Athanasius Schneider pubblicano una “dichiarazione di verità” per rimediare alla “confusione e il disorientamento dottrinali quasi universale” che al giorno d’oggi danneggiano a loro avviso la salute spirituale e la salvezza eterna delle anime nella Chiesa.
Francesco non si è mai sottratto alla difesa del suo pontificato e della propria missione di Pastore. Testimonianza forte arrivò anche mesi orsono, quando ricevendo i pellegrini della Diocesi di Benevento e parlando di Padre Pio, intervenne sul tema, ribadendo il suo giudizio su una presenza diabolica nei confronti della Chiesa. Ha detto: “Non si può vivere tutta una vita accusando, accusando, accusando la Chiesa. L’ufficio di accusatore di chi è? Chi è quello che la Bibbia chiama il grande accusatore? Il diavolo! E coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo. E no, questo non va, si devono segnalare i difetti per correggere, ma al momento che si segnalano i difetti, si denunciano i difetti, si ama la Chiesa. Senza amore, quello è del diavolo. Ambedue le cose aveva San Padre Pio, amava la Chiesa con tutti i suoi problemi e le sue avversità, con i peccati dei suoi figli. Non dimenticatevi di questo”